sabato 31 Ottobre 2020

[email protected]

SS1G- A. Baccelli-Dipartimento di Lettere- a.s.2020/2021.

Cicero 2

Disegno di Tani Beatrice

Lavori svolti dagli alunni della IB inerenti al progetto lettura – incontro con l’autore

Cerroni Carola

I capitolo – Il viaggio di Cicero

Partito con il traghetto salutai tutti e ci mettemmo in viaggio.   Mi misi a guardare  il mare, era bellissimo, anche se mi faceva venire in mente la mia isola. Pensavo a quanto era bella e luminosa, pensavo anche al mio amico speciale Vito e a tutte le cose che facevamo insieme, pensavo a Zarina “la mia balena preferita”, bella e  grande.  Quando mi ricapiterà di rivedere una cosa simile!  E infine pensavo Zita ai suoi meravigliosi occhi e a tutti gli sguardi che mi faceva e che io non capivo.  Mi mancava molto, non ce la facevo a  non pensarla.   Ad un certo punto mi arrivò uno spruzzo di acqua in faccia,  indovinate chi era… Era Zarina, ha voluto farmi un ultimo saluto.  Mi aveva fatto molto piacere rivederla e, grazie a lei mi era tornato il sorriso.  

II capitolo –  L’arrivo in città

Arrivati in città ci aspettava un uomo con lo smoking, era molto serio ma a detta di mia madre ci doveva far vedere la casa.  La mia prima impressione era stata subito negativa.  C’erano palazzi altissimi che coprivano il cielo e poi non c’erano molti giardini.  Una cosa che mi è piaciuta era l’odore, tutto profumava di fiori e di focacce.

Appena arrivati alla casa notai subito che era enorme, aveva tanti mobili che a parer mio anche molto costosi.  Aveva un enorme giardino con una grande piscina.  La mia camera  era molto più grande di quelle dell’isola, era blu con i mobili tutti bianchi.  Sembrava proprio la camera dei marinai.

-“Per fortuna avrò un po’ di spazio per giocare”.

III capitolo – Un nuovo amico

Noi sistemammo le nostre cose che avevamo portato dall’isola e, visto che si era fatto  tardi andai a dormire nella mia nuova cameretta blu.  Al mio risveglio i mie genitori non c’erano ma mi avevano lasciato un biglietto con scritto:

-“Tesoro torniamo presto”.

Al loro ritorno vidi che avevano in mano una scatola e mi dissero:

“Tieni questo è per te”.

Io lo aprii e vidi solo  un semplice peluche a forma di cane, aveva anche un brutto colore.  Ma ad un certo punto uscì dalla porta una bellissima cagnolina con il pelo bianco e decisi di chiamarla Lilli.  Lei diventò la mia migliore amica fino a quando a scuola non conobbi Gino, anche chiamato palletto,  perché in porta lui era bravissimo,  era inoltre un bambino dolcissimo e altruista.  Da quel momento non avevo più come amico soltanto Lilli ma anche Gino.  Ogni giorno  lo invitavo a giocare a casa mia.

IV  Capitolo – Una nuova avventura

Un giorno io e Gino decidemmo  di fare una super avventura nel bosco rimanendoci una notte intera.  Prendemmo tutte le cose che potevano servirci, come: piumoni, cibo e ci mettemmo in cammino.  Camminammo per due ore fino a quando la notte calò.  Montammo le nostre tende, la mia era blu e la sua era verde.  Mentre noi dormivamo, o almeno io dormivo sentii un colpo sulla mia tenda e  pensai che era solo un’ animale ma poi si sentirono rumori e suoni spaventosi.   Mi spaventai tantissimo, così tanto che per la paura non mi riuscivo a muovere.  Ad  un tratto però si aprì la zip e si sentii un voce che urlò :

“Booooo!” 

Io mi spaventai tantissimo ma alla fine era solo Gino che mi voleva fare uno scherzo.

Lui iniziò a ridere a crepapelle, ma alla fine ci divertimmo molto.

V Capitolo – Nostalgia

 Era arrivato.  Era arrivato il giorno del mio compleanno, il 7 agosto.  Finite le scuole io e Gino eravamo diventati amici inseparabili.  Quel giorno i  miei genitori mi vollero preparare una festa a sorpresa e incaricarono Gino di portarmi via di casa.  Lui organizzò una bellissima gita in barca sul lago che si trovava vicino a noi, circondato da grandi alberi.  Mentre ci trovavamo sulla barca Gino iniziò a raccontarmi una storia paurosa intitolata “La strega vien di notte “

In quel momento pensai subito a Vito, lo sapete perché?

Perché ogni volta che dormiva a casa mia, me la raccontava cosi io la notte non dormivo e potevamo restare a chiacchierare.  Durante la nostra passeggiata in barca a Gino arrivò un messaggio e mi disse:

“ Dai Dai sbrighiamoci, il giro in barca è terminato è ora di rientrare a casa tua”.

Appena aprii la porta di casa tutti urlarono “Sorpresa!”

Io ero felicissimo, c’erano tante persone, mi sentivo come un re di un piccolo regno.

Arrivò l’ora della torta, aveva la forma di una balena, identica a Zarina, soffiai le candeline ma subito i miei occhi si riempirono di lacrime e per non farmi scoprire dagli altri mi rifugiai nella mia camera.  Era stato un compleanno fantastico ma fu la prima volta che lo trascorrevo senza Zita e Vito e per me non era un compleanno senza loro.

VI Capitolo – Una sorpresa

Un giorno mentre dormivo mia madre sussurò nel mio orecchio:

“Cicero oggi ti aspetta una favoloso giornata”.

Alla parola favolosa ero già in piedi a fare colazione in cucina.  La mamma mi disse che dovevo sbrigarmi  a vestire perché ci aspettava un viaggio.  Mentre uscivamo di casa mia mamma mi fece indossare una benda sugli occhi.  Ciò mi insospettì molto e continuai a camminare con l’aiuto di mia madre.

Ad un certo punto sentii qualcosa che si muoveva sotto i miei piedi, pensavo che ci trovavamo su un traghetto per fare una breve gita ma dopo un’ora scendemmo dal traghetto e mi levai la benda, i miei occhi non potevano credere a ciò che stavan vedendo.

 La mia isola.  La mamma disse che eravamo tornati a casa.  Quel luogo mi faceva pensare molto a Zita e allo stesso tempo mi dispiaceva che non potevo più vedere il mio nuovo amico Gino.  Avevo il cuore travolto da mille emozioni che si trasformarono in lacrime.

Penna Andrea

SUL TRAGHETTO

Dopo un po’ andai in cabina a riposarmi e sognai di essere sull’isola con tutti i miei amici e c’era pure Zita! Dopo un po’ fui  svegliato dall’ altoparlante che diceva:<<Attenzione! Iniziate a svuotare le cabine, e aspettate alla sala reception!>>,quindi obbedimmo,ma io e i miei genitori andammo a vedere fuori, c’è un gran vento, e a un certo punto intravedi una balena …”ERA ZARINA” !!! Non ci posso credere, ci aveva seguito per tutto l’oceano Atlantico! Dopo vidi una nave con l’arpione, che infilzò la testa di Zarina! L’ avevano uccisa, per venderla al mercato! Quindi iniziai a gridare:<<No! No! No Zarina! Voi non avete il senso della natura!>>,quindi mi disperai di brutto,perché oltre a un’amica, anche un grandissimo amico-animale. Dopo due giorni siamo arrivati, la prima cosa che vidi era una grandissima statua azzurra,con la mano alzata,che teneva un oggetto con sopra una fiamma di marmo gialla-rossa,quindi chiesi a mia madre dove stavamo, e lei rispose :<<Stiamo a New York, negli Stati Uniti d’ America>>. Dopo un po’ sbarcammo e prendemmo un taxi.

L’ARRIVO IN CITTÀ

Vidi tantissimi grattacieli, tra cui uno formato da  una serie di palazzi  uno sopra l’ altro e in cima una punta lunghissima. Mia madre mi disse:<<Sai come si chiama questa zona, e quel grattacielo bellissimo ?>>,<<No,come?>> risposi,<<Quello è           

        l’  Empire State Building, e questa zona si chiama Manhattan >> , <<Sai mamma, io vorrei tanto abitare lassù>>, mamma si mise a ridacchiare, ma poi smesse, e i miei genitori fecero le facce sorprese, perché il taxi si fermò in un bruttissimo quartiere, quindi mio padre bombardò di chiamate l’agenzia immobiliare dicendo sempre:<<Sentite! Io ho comprato una casa sulla “35th Manhattan,New York” e no sulla “35th Brownsville, Brooklyn,New York”!>>, e quelli rispondono sempre con le stesse parole:<<Scusate, non possiamo fare niente, si accontenti di quello che ha adesso.>> riattaccando. Infine andammo nella nuova casa, da fuori si vedeva un palazzo un po’ brutto, noi stavamo all’ultimo piano, le scale erano bruttissime, ma quando entrammo nell’appartamento smisi  di essere triste, perché era carino, e non vidi l’ora di vedere la mia cameretta e tutto il resto, quindi corsi subito  alla mia nuova camera, e vidi che era bellissima, perché aveva un grande letto molto morbido, poi c’era una scrivania di legno, un armadio, una libreria con tantissimi libri, però in inglese … CHE PECCATTO! E infine vidi un grande baule , dove c’erano tutti i miei giochi preferiti;poi andai in salotto, dove c’erano  un televisore, un bel divano, un balcone e una libreria; poi la cucina era piccoletta, ma sempre bella; poi vidi il bagno,decorato con delle mattonelle bianco-azzurre sulle pareti; poi lo sgabuzzino; e infine la camera dei miei genitori, che era sicuramente il doppio della mia , e qui vi era  anche la televisione.

UN NUOVO AMICO

Il giorno dopo andai per la prima volta a scuola in America, per me fu un po’ difficile, prima di tutto era la lingua,infatti rispetto all’accento britannico, quello americano era più aperto e più forte, e ci sono diverse parole, per esempio in Inghilterra,camion si dice “LORRY”, invece negli Stati Uniti si dice “TRUCK”. Durante la ricreazione tutti stavano in piedi, mentre io stavo seduto lì solo nel mio banco a mangiare una piccola merendina, che non mi piaceva nemmeno, a me piacevano solo quelle della Kinder.Negli ultimi cinque minuti, si avvicinò un ragazzino che mi disse:<<Ciao,io sono Andrew, e tu come ti chiami ?>>, io rimasi sbalordito! Perché parlava l’italiano, quindi li risposi:<<Ma … come fai a conoscere benissimo l’italiano!>>,<<Io lo conosco perché i miei genitori sono italiani, infatti il mio nome in italiano è Andrea.>> . Noi facemmo subito amicizia, e così  diventò il mio migliore amico , però mi dispiaceva molto per Vito, che era rimasto sull’isola . Andrew è magro come  me, ha gli occhi marroni, i capelli castani e porta gli occhiali.

UNA AVVENTURA INDIMENTICABILE

Che bello domani niente scuola! Andrew mi ha invitato a casa sua, lui abita a Manhattan, è un po’ distante da dove abito io. Il giorno dopo presi il taxi con mamma, durante il tragitto vidi tantissimi disegni sui muri, e mamma mi disse che erano dei MURALES. Erano bellissimi, e coloratissimi! Dopo un po’ il taxi si fermò davanti a un grattacielo. All’ingresso c’era un signore vestito di rosso, era l’usciere, mia madre li chiese dove si trovava l’appartamento N.56, e lui disse che dovevamo prendere l’ascensore a destra, e salire al 15˚ piano. Finalmente ero arrivato a casa sua, lui subito mi mostrò la sua camera, era grande, aveva un grosso televisore,il computer e tanti giochi. Dopo un po’ mamma andò via, e mi sarebbe venuta a riprendere la sera. La mamma di Andrew ci portò al Central Park, il parco più grande di Manhattan. Quando arrivammo rimasi incantato, perché era gigantesco, sarà almeno 100 volte l’isola ! La mamma di Andrew disse che non ci dovevamo allontanare, ma noi non obbedimmo, e quando lei ci perse d’occhio andammo verso il bosco. Si sentiva il verso degli uccelli, c’erano le lepri, gli scoiattoli, i conigli, poi nel laghetto c’erano le anatre, le papere, i pesci e i cigni; sembravo essere ritornato alla mia isola. Dopo qualche ora si fece buio, e noi due non ritrovammo più la strada … C’ERAVAMO PERSI ! Quindi dopo un po’ ci addormentammo. Il giorno dopo quando mi svegliai, mi ritrovai a casa mia, nel mio letto, e mia madre mi spiegò che quella notte iniziai a camminare nel sonno, e portai all’uscita del parco Andrew, dove c’erano un po’ di pattuglie di polizia, perché mia madre e la mamma di Andrew denunciarono la scomparsa, e intanto i poliziotti per farmi smettere di camminare nel sonno, presero la barella dell’ ambulanza, ed io pensando che fosse un letto, mi addormentai. Fu proprio una giornata molto movimentata, NON ME LO SCORDERÒ MAI !

NOSTALGIA

Non ci posso credere ! Tre settimane di punizione ! E ad Andrew solo una ! MA SE L’HO SALVATO ! Non è giusto ! Ma perché solo a me capitano queste cose  ? Oggi i miei genitori per punizione mi lasciano solo a casa, e io non posso guardare la televisione, giocare,  uscire, telefonare ecc…, NIENTE! NIENTE di NIENTE! SOLO COMPITI! 

Quindi presi il libro e il quaderno, ma non capivo niente, perché era tutto in inglese ! Quindi mi affacciai alla finestra , nel cortile c’erano  dei ragazzini

che giocavano  a basket,  ma la palla era più grossa del canestro, quindi s’incastrò,e uno del gruppetto si arrampicò per prenderla , ma cadde e perse conoscenza , subito dopo arrivò l’ambulanza,  notai che diventò bianco come un foglio di carta , allora smisi di vedere perché era una scena troppo brutta.  Intanto aprii  il mio cassetto e vidi il quaderno di Zita, con la sua macchia di sangue ormai secca; li c’era  il suo bigliettino e  sul mobile una sua foto insieme a  me, e un’altra, un’altra ancora, e ancora altre foto di Zita !  Mi misi a piangere disperatamente, pensando a lei. In quel momento tornarono i miei genitori,  loro provarono a consolarmi, ma era inutile. La notte feci un sogno: io stavo nella mia vecchia isola, e davanti a me c’era Zita, io iniziai a rincorrerla, ma lei si allontanava, più mi avvicinavo, lei si allontanava di più, finché  un raggio di luce mi venne in faccia e sentì la sua voce che diceva:<<ADDIO CICERO, ADDIO CICERO,ADDIO … ADDIO>>, e mi svegliai di colpo. Ormai ogni notte facevo lo stesso sogno, quindi i miei genitori decisero di mandarmi da uno psicologo, ma non riesco più a smettere di pensare a Zita.

UNA SORPRESA …

Evviva ! Oggi è finita la punizione ! E sono iniziate le vacanze estive ! I miei decidono di fare una bella vacanza, quindi  preparammo le valige in fretta , e dopo un’ora e mezza stavamo all’ aeroporto , non ci capivo niente, prima dovevo dare i documenti, poi mettere la valigia all’interno di un

macchinario che controlla l’interno ecc …, poi  entrammo dentro un tunnel, che ci portava  dentro l’aereo.  Che emozione , era molto grosso, non c’ero  mai salito sopra, e dopo un po’ iniziò a muoversi e a fare un rumore tremendo , stavamo decollando, era bellissimo ; in un attimo eravamo  sopra le nuvole, era bellissimo con il Sole che tramontava. Dopo dieci ore l’aereo iniziò ad abbassarsi e atterrammo, c’era un casino, come sempre. Dopo un quarto d’ora uscimmo, e c’era una scaletta, poi prendemmo un autobus che ci portò all’ingresso dell’aeroporto, e dopo aver superato tutti quei controlli, notai una scritta “ROMA-FIUMICINO”… stavamo in Italia ! Da qui  prendemmo il treno che ci portò a Civitavecchia ,  arrivati al porto  prendemmo un traghetto , qui ci sistemarono in una cabina e  mi addormentai . Dopo sei ore venni svegliato dall’ altoparlante che diceva di svuotare le cabine, e di aspettare alla reception per scendere dalla nave ! Quindi noi obbedimmo e dopo mezz’ora scendemmo, il porto mi era un po’ familiare, pure la città mi era un po’ familiare … No! No! No! Non ci posso credere ! Sono ritornato sull’isola !!! Vado subito di corsa in piazza, vedo Vito seduto al bar, era triste, e intanto beveva un succo alla pesca,<<Vito! Vito! Sono Cicero! Sono tornato!>>  lo chiamai, subito lui si girò sorpreso, e gridò <<Cicero?! Non ci posso credere! Sei tornato!>>,<<Sì, i miei genitori hanno deciso di fare una vacanza qui, nella mia vecchia isola !>>,<<E per quanto tempo ?!>>,<<Mi sembra … TUTTA L’ESTATE !>>,<<Davvero?! Non ci posso credere, sai quante cose potremo fare insieme ! … ma a proposito … adesso dove abiti ?>>,<<Abito a New York>>,<<A Manhattan ?>>,<<No, a Brooklyn>>,<<Beh, è sempre uguale>>,<<Adesso vado a salutare gli altri, ci vediamo dopo, ciao>>. Mente passeggiavo per il paese vidi il dottor Orlando senza il camice, e lo salutai :<<Orlando sono tornato !>>, e lui triste mi disse:<<Ciao Cicero, da quando è morta Zita non riesco più trovare la felicità, e mi sono anche licenziato>>,  anch’io ero triste ma leggendo  il bigliettino di Zita ho ritrovato la felicità. << eccolo leggilo anche tu >> , lui lo lesse e subito si commosse e ritrovò la felicità:<<Vado subito a riottenere il mio lavoro, ci vediamo dopo Cicero !>>. In  giro per il paese incontrai tutti: la signora Palmina mi regalò un libro che s’intitolava “Ventimila Leghe sotto i mari”; poi Ferdinando mi regalò un gel per capelli che questa volta profumava, strano!; poi incontrai Pierone che mi regalò un fumetto di Topolino,  poi Cosimo mi regalò un suo quadro che rappresentava l’isola, e infine incontrai Alfredo che mi regalò un cesto con tutti i tipi di salumi dell’isola  . La sera quando tornai a casa , mamma mi disse:<<Cicero! Che cosa sono tutte queste cose !?>>,<<Queste cose me le hanno regalate  gli abitanti dell’isola!>> risposi. Dopo aver cenato mi misi subito a letto e mi addormentai subito. 

Silvestri Claudia

CAPITOLO 1

                                                                             IL   VIAGGIO

Sul traghetto mi rilessi più volte il bigliettino di Zita. Ad un certo punto mio padre arrivò da dietro e mi diede il binocolo ,lo abbracciai e presi il binocolo in mano  ,quando misi l’occhio mi immaginai Zita con Zarina ,come quando andavamo insieme al molo. Io soffro un po’ di mal di mare , infatti non stavo benissimo sul traghetto, però il viaggio mi e’ piaciuto molto perche’ mi piace tantissimo vedere il mare cristallino. Ci vorranno almeno altri tre giorni per arrivare in  città e spero  che la casa sia bella e accogliente ,ma soprattutto spero di trovare un’ amica bella e simpatica come Zita ma so che nessuno riuscirà a farmi stare bene come mi faceva stare bene lei. Stavo dormendo nel mio sacco a pelo e sentii che il traghetto si muoveva in modo brusco , cosi brusco che mi svegliai di colpo e vidi Zarina che usciva dal mare , quando mi vide si avvicinò e i l’ accarezzai, come faceva Zita, con le lacrime agli occhi. Tutti erano spaventati , tranne i miei genitori che mi guardarono con le lacrime che gli accarezzavano il viso.

CAPITOLO 2 

                                                                         L’ ARRIVO IN CITTA’

Mentre ammiravo il mare pensando a Zarina, iniziai a sentire il rumore delle macchine, quindi spalancai gli occhi,mi girai, e vidi un cartello con scritto “BENVENUTI IN CITTA’  e li capii che la mia vita stava cambiando e che questo cambiamento in qualche modo mi avrebbe fatto crescere. Scesi dal traghetto ci siamo incamminati verso la casa che si trovava davanti al parco giochi. Arrivati davanti alla casa rimasi a bocca aperta per quanto era grande. Appena si arriva ci sin trova davanti il cancelletto affacciato al giardino e davanti la casa, essa è di colore beige un po’ scuro e la porta è ad arco. Il giardino gira intorno alla casa ed è recintato. Appena si entra dentro si vede il soggiorno, che è almeno il doppio della casa dell’ isola, alla destra c’ è la sala da pranzo e la cucina. Più avanti c’ è un corridoio, subito a sinistra si trova il bagno, abbastanza grande, e a destra la camera dei miei genitori, che appena l’hanno vista sono rimasti sbalorditi perché è molto più grande della vecchia. Poco più avanti si trova la mia cameretta, bellissima , è del mio colore preferito ed è come l’ ho sempre sognata .L’ultima stanza è la lavanderia con la lavatrice ed un’ altro lavandino. Posati tutti i bagagli siamo andati a visitare la città per iniziare ad ambientarci.

CAPITOLO 3

                                                  UN NUOVO AMICO 

E’ sabato, appena sveglio trovo i biscotti con il latte sul tavolo. Ho dormito molto bene nel mio nuovo letto  però mi devo abituare a svegliarmi con il rumore delle macchine  e non con il silenzio e il canto degli uccellini. La mattina mamma deve pulire casa e sistemare  i bagagli, quindi io mi vesto e vado al parco davanti casa mia. Non c’ è praticamente nessuno tranne un bambino che dondolava sull’ altalena, io decido di avvicinarmi e presentarmi. Lui, con il sorriso stampato in faccia, mi dice che si chiama James, mi ha detto anche che il suo nome è americano perché il papà lo è. James ha i capelli marroni e gli occhi verdi  chiaro, è alto come me ed ha la mia stessa età,  fa calcio e abita a circa tre metri da me. Mi siedo vicino a lui ed iniziamo a conoscerci meglio. Verso l’ ora di pranzo sia lui, sia io dovevamo andare a casa a mangiare, quindi ci salutiamo e prendiamo strade diverse per tornare . Appena tornato a casa ci siamo messi a mangiare la lasagna fatta in casa da mamma, e mentre mangiavamo racconto a i miei genitori che ho conosciuto un nuovo amico e gliel’ ho descritto. Dopo pranzo vado in cameretta a giocare alla  play con James e altri amici dell’ isola. Sono molto contento di aver trovato già un nuovo amico cosi adesso sono sicuri che non trascorrerò  da solo questa nuova avventura ma in compagnia di un amico.

CAPITOLO 4

                                                      UN’ AVVENTURA INDIMENTICABILE 

Domani è il primo giorno di scuola, ed essendo che non conosco nessuno e che è l’ inizio della prima media, sono super agitato. Sono andato al parco per incontrarmi con James, e io gli ho spiegato del perché ero cosi agitato , per fortuna io e James andremo in classe insieme quindi mi sento già meglio, però l’ agitazione non è migliorata tanto. James decide di invitarmi a casa sua a fare un pigiama party e domani mattina andremo a scuola insieme a piedi, visto che dalla casa dista poco .Vado a casa per prendere il pigiama, lo spazzolino, i vestiti e lo zaino. Lui mi presenta ai suoi genitori , mi sembrano già simpatici e gentili. Andiamo nella sua camera, che è simile alla mia, ceniamo , e con i pigiami ci mettiamo a giocare alla play e dopo con i lego. Sono le dieci di sera, io e James iniziamo a parlare e si fanno le undici quindi ci mettiamo a dormire. Fortunatamente non sono tanto agitato grazie a  James, ho passato una bella serata , credo una delle più belle della mia vita .

CAPITOLO 5

                                                    NOSTALGIA

E’ il primo giorno di scuola e per fortuna non sono tanto agitato. Io e James ci incamminiamo per andare a scuola e lui mi ha cominciato a descrivere la scuola e mi sembra molto bella e accogliente. Siamo entrati in classe e c’ è già la professoressa che mi accoglie con un sorriso smagliante. I posti dietro erano tutti pieni quindi io e James ci siamo messi davanti insieme, James sta dalla parte del muro e io dall’ altra parte. Di fianco a me c’ è una  ragazzina di nome Martina , ha gli occhi verdi scuro e i capelli biondo cenere, ed è molto bella. Lei nell’ ora di ricreazione è venuta da me e si è presentata, mentre parlava mi ricordava Zita perché la voce è uguale. Mi è salita tutta la tristezza che si era raccolta per tutto questo tempo nel mio corpo ma sono riuscito a non piangere. Sono tornato a casa e dopo pranzo inizio subito a fare i pochi compiti che ci hanno dato. Appena finito mi sdraio sul letto e ripenso alla voce di Martina, mi immagino i pomeriggi passati al molo con lei e Vito, mi metto a piangere silenziosamente per non farmi sentire dai miei. È l’ ora di cena e mamma mi chiama per andare a cena, mi asciugo le lacrime, per fortuna a cena non hanno trovato traccia di pianto. Metto il pigiama e vado a dormire con un peso addosso, spero che domani la voce di Martina non mi torturi come mi ha torturato oggi.

CAPITOLO 6 

                                             UNA SORPRESA…

È  sabato e i miei parenti devono venire dall’ isola per pranzare insieme. Oggi mi faccio abbastanza carino perché voglio farmi trovare bello dai miei parenti. Mamma oggi ha preparato la carbonara e come secondo l’ abbacchio con le patate al forno. Sono arrivati finalmente  i miei nonni, i miei zii e i miei cugini. Mamma mette tutto in tavola ,  insieme a papà. Ci siamo mangiati tutto quanto, mio zio soprattutto si è mangiato più roba ,significa che aveva  fame.

Ci siamo messi tutti insieme sul divano per digerire tutto, dopo ci siamo alzati e abbiamo fatto vedere tutta la casa ai pareti ed è piaciuta molto. La nonna ha preparato i bignè per tutti, ed erano buonissimi. Mamma e papà ad un certo punto vanno in bagno ma io non me ne accorgo più di tanto. Tornano e tutti i miei parenti, mamma e papà hanno un sorriso in faccia e mamma tiene le mani dietro come se nasconde qualcosa . All’ improvviso mamma mi dice che ha una sorpresa per me , da questo oggetto in mano a papà e lui me lo mostra, era un test di gravidanza. Io non credevo che mamma potreste aspettare un fratellino o una sorellina , e per questo sono impazzito dalla felicità. Ci siamo abbracciati tutti e poi ho scoperto che gli altri parenti già lo sapevano. Non vedo l ‘ora di sapere se è un maschietto o una femminuccia.

Bernardini Vittorio

CAPITOLO 1         

IL VIAGGIO IN TRAGHETTO

Sono appena salito sul traghetto mi sento triste e ho tanta voglia di piangere perché    sto lasciando la mia amata isola, la mia terra e i miei amici in particolare la mia     amica Zita e la balena Zirina. Mi giro a guardare l’isola e mi accorgo che ci stiamo allontanando sempre di più da lei e mi sento nostalgico perché l’isola resterà solo un bellissimo ricordo.

I miei genitori cercano di tranquillizzarmi ma io non ho voglia di ascoltarli e neanche di parlare perché mi sento solo.

All’improvviso da lontano vedo il porto della città che si avvicina e comincio a sentire ansia e paura dentro di me. 

CAPITOLO 2        

L’ARRIVO IN CITTA’

Dopo un lungo viaggio siamo arrivati in città la prima cosa che faccio è guardarmi intorno, osservo e vedo cose che nell’isola non avevo mai visto, palazzi molto alti, strade piene di traffico, tante luci e molte persone che camminano lungo la strada.

E’ in quel momento che mi rendo conto di non sentire più il rumore delle onde del mare e il profumo, ma altri rumori.

La sera mi viene la nostalgia e quindi mi chiudo nella mia cameretta e ripenso a tutte le avventure che ho passato nell’isola, al tempo trascorso con gli amici ma soprattutto ripenso a quando alcune sere andavo sul molo, incontravo la mia amica Zita e insieme accarezzavano la balena Zirina.

CAPITOLO 3  

UNA NUOVA AMICIZIA

Oggi è il mio primo giorno di scuola sono molto emozionato perché non conosco nessun bambino della scuola.

Quando sono entrato in classe il primo bambino che ho conosciuto è stato il mio compagno di banco che si chiama Cristiano e la prima cosa che mi ha chiesto è stato in quale parte della città abitassi e se era bello vivere nell’isola. Io gli ho risposto che abitavo vicino il parco e che mi piaceva vivere sull’isola perché stavo a contatto con la natura.

Allora all’uscita di scuola gli ho chiedo se pomeriggio dopo aver fatto i compiti voleva uscire con me e andare al parco per giocare insieme e farmi conoscere la città. Cristiano contento mi ha risposto che era d’accordo ad uscire con me.

CAPITOLO 4

UN’AVVENTURA INDIMENTICABILE

Il pomeriggio, dopo aver fatto i compiti, ci siamo dati appuntamento sotto casa e  insieme siamo andati al parco a giocare.

Lì abbiamo giocato con la palla e ci siamo rincorsi per tutto il tempo fino a quando a Cristiano è venuta una grande idea quella di farmi conoscere la città prendendo la metropolitana. 

Così abbiamo comprato i biglietti siamo corsi subito in stazione e siamo saliti sul treno.

Pian piano il treno è entrato in una lunghissima galleria tutta illuminata io ero        molto emozionato perché era la prima volta che andavo sottoterra e prendevo la metropolitana. 

Grazie al nuovo amico Cristiano ho scoperto un’altra parte della città.

CAPITOLO 5

NOSTALGIA 

La sera dopo l’avventura indimenticabile che ho vissuto con il mio amico Cristiano torno a casa stanco e molto triste. Dopo la cena mi alzo dalla tavola e vado nella mia cameretta, spengo la luce e mi viene la nostalgia dei miei amici. Allora inizio a piangere perché ripenso a cosa facevo sull’isola e soprattutto al profumo del mare.

Durante la notte penso a Zita che mi dice “Cicero non ci rincontreremo mai più”. Mi sveglio e mi accorgo che era solo un sogno poi mi alzo e mi avvicino alla finestra guardo il cielo e mi sembrava di vedere la faccia di Zita ma non era vero.

CAPITOLO 6

UNA SORPRESA

Un giorno, arrivato a casa, scoprii che mia madre e mio padre mi avevano fatto una sorpresa.

Era quella di tornare a vivere nell’isola e di non lasciarla mai più.  Subito il mio cuore fu pieno di gioia ed io ero molto felice e contento.

La mattina seguente prendemmo le valigie le caricammo in macchina e andammo al porto dove c’era il traghetto che ci aspettava.

Appena partito non vedevo l’ora di arrivare sull’isola per rivedere la balena Zirina e il mio migliore amico Vito.

Arrivato sull’isola andai immediatamente a salutare Vito e poi corsi subito sul molo per incontrare la balena Zirina che non vedevo da tanto tempo.

Ceccarelli Alisia

CAPITOLO 1

IL VIAGGIO IN TRAGHETTO

Sto sul traghetto,e cerco di vedere Zarina, guardo sempre più profondo nel mare, ma non la vedo è inutile non mi perdonerà mai per essermene andato via da lei. Guardo il cielo e vedo uno spruzzo d’ acqua,è lei la vedo è proprio come la ricordavo, bella e dolce. Mi perdoni? Gli chiedo da lontano ma lei mi guarda e se ne và con la sua coda enorme. Mia madre mi tocca la spalla e mi dice che un soffio di vento gli ha portato la voce di Zita,io ripenso a lei triste ma c’è solo una cosa da pensare: lei non c’è più. Guarda! Siamo arrivati,mi dice la mamma. Ho! Io non voglio scendere sento nostalgia di casa,mia madre mi dice di stare tranquillo e che presto mi abituerò a stare nella nuova casa in città.

CAPITOLO 2

L’ ARRIVO IN CITTA’

Scendo dal traghetto e io e la mia famiglia ci incamminiamo verso la nuova casa. La città è enorme e non c’è il mare,il parco e l’aria pulita,io come vivo così? Mamma mi tranquillizza ed entriamo a casa,io corro subito nella mia stanza e mi butto sul letto per pensare:penso a molte cose dell’isola,a Vito il mio migliore amico,a la Signora Palmina,a Pierone , ma ancora c’è qualcuno che mi sfugge, ma certo Zarina! Come faccio a dimenticarmi della mia balena preferita,sono proprio uno sciocco. Mia madre mi porta a vedere la città,ma è tutto come una prigione,sembra proprio un carcere! Tutto chiuso senza un po’ di verde. Io e la mia famiglia nel tardi rientriamo a casa un po’ spaventati per l’ avventura che ci aspetterà. La mattina mi sveglio e vado a fare un giro per la città;c’ solo una casa che mi fa tanta paura , quella che si trova sopra la città dove abita il sindaco.

CAPITOLO 3

UN NUOVO AMICO

Stò passeggiando per la strada di casa,ma sento un miagolio che mi spinge verso il parco, corro e penso che ci sia un  gatto in pericolo. Appena arrivo ,per terra e vedo del cibo per gatti avvelenato,allora in un batter d’occhio arrivo dove il cibo mi a portato e vedo un gattino steso a terra che non riusciva neanche ad aprire gli occhi allora lo prendo e lo porto dal veterinario che si trova sotto casa mia. Il dottore lo sta visitando ma dice che è in possibile  guarirlo che il suo cuore sta andando in frantume . Io disperato lo porto a casa mia dove la mamma lo accoglie su un tappeto dopo avergli raccontato quello che era successo, nello scaffale vicino la cucina c’era una scatola,che conteneva mangime per gatti,allora mi chiedo……. forze questo gatto a solo fame! Gli do da mangiare e subito si rialza felice e soddisfatto. Quando  mia madre apre la porta per farlo uscire ,lui non esce perché vuole restare con me io triste chiedo a mia madre se lo posso tenere e lei dolcemente mi dice di SI perché capisce che proprio in questi momenti serve un amico

CAPITOLO 4

UN’AVVENTURA INDIMENTICABILE

La mattina mi preparo ed esco perché voglio dirigermi nel bosco che si trova sopra la città. Piano piano esco,sto per la strada e incontro molte persono che mi dicevano: non andare nel bosco ci sono i lupi!: Io però ci vado lo stesso,perché qualche volta si deve scoprire cosa ti circonda! Sto camminando nel bosco e mi sembra che qui nn c’è nessun lupo. Ma appena mi infilo dietro un cespuglio per mangiare,saltano fuori due enormi lupi, che si stavano avvicinando sempre più a me, io a quel punto scappo, ma loro mi rincorrono uno di loro mi sta salendo sopra ma io dalla paura chiudo gli occhi e penso che è stato un errore venire nel bosco. Passano 5 minuti e riapro gli occhi ,davanti a me c’era un signore che aveva fermato il lupo e lo aveva ucciso, io lo ringrazio e gli offro una bibita che avevo nello zaino. Nel tardi  torno a casa sfinito ma con in ricordo una spaventosa avventura!

CAPITOLO 5

NOSTALGIA

Questa mattina i miei genitori sono usciti per andare a trovare lavoro e io sono rimasto come tutti i giorni nella mia cameretta. Mi metto a sentire un po’ di musica quando dalla finestra si sente un profumo strano e io penso subito a Vito,si quel profumo lo riconosco! Sicuramente Vito sarà venuto a salutarmi! Di corsa esco da casa e corro dove questo profumo mi porta,ma alla fine mi accorgo che era solo l’odore che si trovava nel cassonetto. Dopo torno a casa,mi sdraio sul letto e ripenso a cosa staranno facendo i miei amici sull’isola, tutti mi mancano molto,però mi manca soprattutto Zita,a scuola ci sono molte bambine,ma nessuna ha un cuore d’oro come lei. Quando ripenso all’isola mi viene sempre da piangere e singhiozzare,però nessuno mi potrà impedire di volergli bene,ormai fanno parte del mio cuore per questo non li dimenticherò mai.

CAPITOLO 6

UNA SORPRESA

Oggi è il mio compleanno e i miei genitori sono usciti sicuramente per farmi una sorpresa! Mi preparo e vado a fare colazione,mentre mi sporgo alla finestra vedo i miei che vengono verso casa,allora svelto gli apro la porta per sentirli cantarmi gli auguri,ma come non detto appena sono arrivati mi hanno salutato e sono andati in camera,questo è di sicuro il compleanno peggiore del mondo. Ad un certo punto una bandana mi avvolge gli occhi e mio padre mi porta fuori casa. Secondo me hanno organizzato una festa a sorpresa. Saliamo sopra una pedana credo,la mamma mi mette seduto. Il tempo non finiva più e noi eravamo rimasti seduti senza scendere,ancora non sapevo  dove stessi andando ma dopo 10 minuti scendo  e sento l’aria della mia isola,mamma mi leva la bandana e improvvisamente vedo la mia isola e tutti i miei amici,mi viene da piangere e subito abbraccio tutti pieno di felicità. Appena ritorno dai miei genitori per ringraziarli subito tutti mi cantano la canzone di BUON COMPLEANNO! Resto sull’isola fino a sera ma prima che facesse notte io dissi ai miei genitori:Non dobbiamo tornare a casa? La mamma mi guarda e mi risponde: da ora in poi la nostra casa è qui sulla favolosa isola di felicità.