martedì 31 Marzo 2020

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Tivoli II- Tivoli centro“- A. Baccelli”- a.s.2019/2020

I nostri racconti mitologici

Classe 1C

ERCOLE E TIBURIENE

Siamo a Tivoli intorno al 1200 a. C. Ercole arrivò nel Lazio dalla Spagna e si fermò a Roma per poi  giungere a Tivoli la mia città Natale. In quel periodo le acque delle cascate del fiume Aniene erano infestate dal terribile Tiburiene: un gigante cattivo, con zampe da dinosauro, e una lunga coda pelosa. Era spaventoso con quel viso squamoso, piccoli occhi verdi come spilli, e denti appuntiti come quelli di uno squalo. Gli abitanti erano terrorizzati Tiburiene aveva le dimensioni di un autobus in verticale e con quelle giganti zampe da rettile a ogni passo faceva tremare il terreno. Il mostro minacciava tutta Tivoli e la valle dell’Aniene, distruggeva  ponti, dighe e tutto ciò che incontrava nel suo cammino. All’arrivo del coraggioso e forte Ercole gli abitanti gli chiesero aiuto per sconfiggere quel brutto mostro. Ercole accettò e si mise a cercarlo anche se era facile perché le sue grida e versi spaventosi si sentivano perfino da Roma. Ercole credette che era più forte lui e cercò di sbarrargli la strada, ma il mostro con le sue mani tozze prese per i capelli Ercole e lo scaraventò sul Tempio di Vesta. Da quel momento Ercole capì che era pericoloso e quindi giocò d’astuzia stese una fune sul ponte Gregoriano così Tiburiene preso da altre cose non si accorse che c’era stesa la fune e scivolò tramortito. Ercole alla fine gli diede il colpo di grazia spaccandogli un macigno in testa e il fiume Aniene ne portò via il corpo. Ercole venne festeggiato e ringraziato da tutti gli abitanti che poi gli eressero un tempio, oggi noto come: Tempio di Ercole Vincitore.

Pizzoni Carlotta

ERCOLE E IL GEOCALIPPO

Mentre Ercole finalmente tornava a casa con la sua famiglia vide una creatura con testa da maiale, corpo da istrice, zampe da aquila e coda da pavone. Lo riconobbe subito, era il famoso Geocalippo di cui gli avevano narrato in più di un’occasione ma che non aveva mai visto. Quando lo vide sputare fuoco si mise paura e fece scappare la sua famiglia nel bosco. Lui rimase lì e, non sapendo come attaccare, si mise a studiarlo da dietro un cespuglio. Mentre si stava nascondendo, un uomo che stava fuggendo gli disse di stare molto attento, perché quella creatura era più forte di quanto potesse sembrare e, soprattutto, di non fargli aprire il terzo occhio che aveva sulla fronte, perché poteva pietrificare. Ercole dopo averlo ringraziato e averlo messo in salvo ricominciò a osservare la creatura più attentamente. Ad un certo punto la vide muovere la coda con movimenti lenti e aggraziati e cominciò a sentire un profumo invitante. Subito dopo sentì girare la testa e capì che c’era qualcosa che non andava. Poco dopo vide due uomini avvicinarsi alla creatura con aria imbambolata e così Ercole capì il trucchetto che stava usando il Geocalippo e si tappò il naso con la pelle del leone di Nemea. I due uomini appena la creatura smise di muovere la coda si risvegliarono. Uno per la paura scappò e venne pietrificato con il terzo occhio, l’altro rimasto immobile venne ucciso con uno degli aculei che portava sulla schiena, che lo infilzò con una sostanza che probabilmente era velenosa. Ercole non riuscì più a guardare, così decise di combattere. Quando uscì e la creatura lo vide gli sputò fuoco ma lui si parò con la pelle del leone. Poi mentre cercò di scappare il terzo occhio si aprì ma, prima che lo potesse pietrificare, Ercole gli tirò una delle frecce avvelenate nell’occhio e poi una nel cuore. Il Geocalippo cadde a terra morto ed Ercole poté finalmente ritornare a vivere la sua vita con la sua famiglia.

Lolli Irene

ERCOLE IL PROTETTORE DEI POMI

Dopo che Ercole aveva portato i pomi d’oro ad Hera, ella gli aveva concesso di prendere un seme e di piantarlo nel terreno dell’Olimpo. Dopo qualche anno da quel seme crebbe la pianta più bella e rigogliosa di tutta la Grecia. Questa cosa non era sempre positiva perché la notizia era sulla bocca di tutti perché si diceva che i frutti potessero dare vita eterna o morte istantanea infatti nemmeno  gli dei più coraggiosi come Zeus e Ares osavano assaggiarli. Però molte testarde volevano mangiare quei potenti frutti. Un giorno ai piedi dell’Olimpo arrivò (al posto dei soliti testardi uomini) una docile e adorabile capretta. Ercole, che amava gli animali docili si avvicinò per accarezzarla. Ma quando Ercole era vicino la capretta cambiò forma diventando una specie di enorme mostro rosso molto muscoloso con corna giganti, ali di drago, coda da scorpione con enormi spuntoni, denti enormi e storti artigli come il leone di Nemea e la capacità di sputare fiamme a circa 20 metri di distanza Ercole sobbalzò e capì che anche lui era venuto per i pomi. Allora Ercole impugnò la sua spada di ferro, ma rimase stupito quando vide che con un colpo d’artiglio il mostro fece la spada a pezzetti. Ercole era stupito dalla forza di quell’essere così chiese aiuto al padre. Zeus pose ad Ercole un’arma stranissima, era una piccola pallina con una specie di tappo d’acciaio. Zeus disse ad Ercole di sfilare il piccolo tappo e lanciarla. Ercole eseguì, la pallina emise un’esplosione fortissima così forte che Ercole venne sbalzato indietro. Ma l’essere era ancora vivo e vegeto. Allora Ercole cominciò ad avere paura: sarebbe stata la sua fine? Proprio in quel momento ricordò che i pomi potevano dare la vita eterna o la morte istantanea. Decise di rischiare, prese un frutto e lo lanciò. In men che non si dica il mostro esplose in mille pezzi. Allora Ercole, con il consenso di Hera, abbatté e bruciò l’albero di quei frutti maledetti.  

Angelini Diego 

                LA FATICA PIU’ GRANDE DI ERCOLE: LA COMPRENSIONE

Ercole dopo aver compiuto tutte e dodici le fatiche così da poter riavere la sua famiglia, si stava godendo al massimo la vita fino a quando suo padre Zeus lo fece chiamare e portar da lui. Quando Ercole gli fu davanti, il possente re degli Dei gli si inchinò davanti e chiese quale fosse il motivo per cui era stato chiamato e Zeus rispose che a Corinto stava accadendo una catastrofe e che il mostro che la stava procurando era il suo guardiano. Zeus disse ad Ercole: “ Vai lì a Corinto e uccidilo cosicché troveremo un guardiano più affidabile”. Ercole tornò a casa sua tutto triste, prese il cibo, la sua pelliccia di Leone di Nemea, le frecce dell’Idra di Lerna ,una cura nel caso venisse avvelenato e partì. Il viaggio fu breve e arrivato a Corinto si stupì perché vide la città distrutta e deserta e tra sé pensò che oramai era troppo tardi; ma all’ improvviso sentì russare e il suono proveniva da una grotta lì vicino. Si avvicinò, vide il guardiano dormire e pensò che era il momento giusto per attaccarlo e ucciderlo ma  poi decise di aspettare il suo risveglio. Quando il guardiano si svegliò ebbe inizio il combattimento, Ercole imbracciò il suo arco e lo avvelenò e quando il mostro era in fin di vita Ercole gli chiese il perché di tutto ciò. Perché colui che era il protettore del popolo di Corinto adesso li aveva sterminati tutti?  Il mostro gli rispose che tutti lo prendevano in giro per la sua bruttezza e in fin dei conti era anche vero, disse ad Ercole: “ Guardami…sono un ciclope con un solo occhio, la coda di serpente, gli zoccoli d’oro,  le corna di un toro e la criniera di un leone”. Ercole scosso dalle sue parole  pensò che ucciderlo era sbagliato e si ricordò di aver portato con sé l’antidoto al veleno, glielo diede subito e poco dopo il ciclope si sentì bene e in vena di rimediare ai suoi errori. Pensò per primo che per riportare in vita tutti gli abitanti di Corinto poteva chiedere un favore al Dio dei morti, Ade,  e così fece e per fortuna Il Dio rispose di sì. Poi il Ciclope pensò di dover ricostruire da solo la città distrutta e dopo un anno di lavoro intenso gli abitanti di Corinto tornarono felici di abitarla e il ciclope non venne più preso in giro, bensì amato da tutti.

Bellomo Jacopo