martedì 31 Marzo 2020

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Tivoli II- Tivoli centro“- A. Baccelli”- a.s.2019/2020

Il ritratto di Federico

Era una semplice giornata ad Urbino, il castello si ergeva nel centro della città. La donna delle pulizie, Carola, rassettava e spolverava il palazzo. Quando entrò nella stanza del duca lanciò un urlo rendendosi conto che il ritratto di Federico era scomparso. Chiamò la polizia, l’investigatrice Melissa (una vecchia amica) e un’artista molto noto che si trovava nei pressi di Urbino per identificare il quadro. Ma quella non era l’unica sventura della settimana: una bambina era scomparsa anch’essa in quella zona.

Investigatrice p.d.v
Dopo la chiamata di Carola sono accorsa ad Urbino. Non c’era nessuno nel piazzale del grande castello, quindi decisi di andare dal giornalaio per informarmi approssimativamente sul caso.
Mi avvicinai alla grande edicola verde, un uomo arcigno metteva in ordine i giornali e le riviste.
”Un quotidiano per favore” dissi, “Urbino Today?” chiese l’uomo.
“Ok” risposi.
L’uomo mi diede il giornale, in prima pagina notai la foto di una bambina con scritto:
“Scomparsa!”.
“Lei non è  di qui vero?” mi chiese sospettoso.
“Si, lei sa qualcosa sulla scomparsa del quadro?” domandai.
“ No, so solo che ci farei un sacco di soldi” mi disse con un ghigno.
Pagai il giornale ed andai al castello. Arrivata nel cortile antistante, sentii una sirena: era la polizia, poi vidi un mini van viola ed una mercedes bianca. Mi avvicinai all’auto viola, dalla quale scese un uomo, un artista molto famoso, Jean-Pierre Leon, notai subito che la bambina della foto in prima pagina somigliava molto all’artista: gli occhi blu, il naso all’insù e la pelle chiara. Notai anche che portava al collo una catenina con una chiave: pensai che fosse quella di una cassa forte perché troppo piccola per essere quella di una porta e mi avvicinai.
“ Buona sera, lei dev’essere l’artista Jean-Pierre, giusto?” chiesi.
“Esattamente, lei sarebbe l’investigatrice…?” domandò.
“Melissa” continuai, pensai subito che la sua voce fosse preoccupata e stressata anche nonostante tentasse di nasconderlo.
Mi avvicinai alla mercedes che, non so perché aveva un aria familiare, al suo interno un bel ragazzo che alla mia vista abbassò il finestrino, stavo per chiedergli chi fosse quando sentii chiamarmi da dietro, mi girai e vidi Carola: bellissima, con il suoi capelli biondi spettinati e l’aria sconvolta di chi era appena sceso dalle montagne russe. Notai che il ragazzo aveva le guance rosse, quindi si accese un sigaro e si avviò verso non so dove.

Carola p.d.v.
Scesi le scale del castello e fuori incontrai Melissa,  la chiamai per nome e la portai nella camera degli ospiti.
”Ho visto qualcosa che non andava nel tuo sguardo, che c’è?” le chiesi.
“Ho dei sospetti su tutti quelli che ho incontrato: il giornalaio, il ragazzo con la mercedes e Jean Pierre!Non hai notato la somiglianza tra l’artista e la bambina scomparsa? In più il signore dell’edicola mi ha detto che farebbe un sacco di soldi vendendo il quadro e quel ragazzo mi è sembrato fin troppo agitato quando ti ha vista!” mi raccontò..
“Voglio un mondo di bene a quel ragazzo,ah…si, si chiama James, comunque devo rivelarti qualcosa su di lui che potrebbe aiutarti: James voleva sempre vedere il quadro, anche quando non era aperto alle visite quindi io…lo facevo entrare, ovviamente non lo lasciavo mai da solo!” dissi.
“Cavoli,non avresti dovuto lasciarlo entrare, sei stata imprudente!” mi rimproverò.

Investigatrice p.d.v.
Mi feci dare l’indirizzo e me ne andai quasi di corsa: dovevo interrogare James, raggiunsi il paesino dove abitava e bussai alla sua porta.
“Chi è?” chiese una voce da dentro la stanza.
“Melissa!” risposi ad alta voce, sentii il blocco della serratura scattare e la porta aprirsi, incontrai gli occhi innocenti di James.
”Scusami ,ma dov’eri la sera della rapina del quadro?”chiesi.
“A casa” rispose.
“Strano, Carola ha detto che spesso andavi al castello e dato che ci vogliono due ore di treno da casa tua per arrivare ad Urbino, dubito che tu abbia fatto avanti e indietro tutti i santi giorni”.
Dando uno sguardo fuori dalla finestra notai anche che quella nel garage non era la mercedes nella quale lo avevo visto ad Urbino.
“Di chi è la polo? E la mercedes?”chiesi.
“Ehm…” disse.
“James di chi è la mercedes?” chiesi di nuovo.
“Di Carola” disse.
“ Perché avevi la sua auto?” dissi.
“Me l’ha prestata” rispose.
“Perchè?” chiesi.
“Ok…ti racconto tutto! Io e Carola stiamo insieme!Sono andato ad Urbino una settimana per incontrarla, entravo durante le ore non aperte al pubblico e chiacchieravamo nella stanza del quadro  per evitare che qualcuno ci vedesse e che andasse a raccontare tutto ai genitori di Carola…”
“Continuo a non capire, perché nascondersi?” chiesi.
“Punto uno: non sono mai piaciuto ai genitori di Carola. Punto due: sempre per i suoi genitori.
La madre ed il padre di Carola sono uomini d’affari e se sapessero che stiamo insieme penserebbero che Carola stia sprecando il suo talento e la rispedirebbero subito nella scuola privata femminile in Francia per far diventare anch’essa una donna d’affari. Carola, però, vorrebbe diventare un’artista. Se non mi credi, ti basta pensare che i suoi genitori si siano sposati per soldi!” disse.
“Si, ho sempre pensato che quelli di Carola non fossero genitori modello” risposi.
“Ieri sera ha chiamato per dirmi che se tu non avessi ritrovato il quadro sarebbe stata licenziata”disse. Stavo per girarmi e salutarlo quando sentii una mano sulla spalla, mi rigirai e James aggiunse:”Non può perdere il lavoro, altrimenti dovrebbe affidarsi ai soldi dei suoi genitori e di certo loro non le farebbero studiare arte!”.
“Ok, farò del mio meglio” dissi e veloce come ero arrivata me ne andai.
Decisi di andare a dare un’occhiata alla grande edicola verde.
“Buona sera” salutai.
“Urbino daily?” mi chiese.
“No, Urbino today” risposi. L’uomo alzò lo sguardo e si rese conto che ero io, sembrava agitato, mi diede il giornale e mi disse: ”Hanno dei sospetti sull’uomo in prima pagina…sà, il rapitore, lo stanno cercando, si dice che si trovi in questa zona!”.
In quel momento una bambina, che non somigliava affatto all’artista, entrò da un ambiente sul retro dell’edicola e consegnò all’uomo dei soldi, sentii un forte odore di marijuana quindi decisi di passare da dietro ed entrare di soppiatto e così feci. Tirai fuori il taser, spensi  ed accesi la luce per errore provocando cosi uno strano rumore da parte delle potenti lampade, quando la luce si ripristinò vidi piantine di marijuana ovunque ed una bambina che le stava imbustando.
L’uomo esclamò:”Alissa,ti ho già detto che alle piantine serve molta luce e che queste lampadine fanno molto rumore quando vengono accese o spente, ora ti dovrò punire”. Entrò con una cinta in mano e io mi nascosi immediatamente, stava per frustare Alissa, quando lo bloccai da dietro, usai il taser e chiamai la polizia. Quando quest’ultima arrivò corsi al castello e chiamai Carola.
“Che succede?” mi chiese.
“Hai visto quest’uomo?” dissi mostrandole il giornale con la foto del rapitore.
“Si, perchè? Gli ho dato delle informazioni poco fa per arrivare all…all’ hotel dell’artista, quanto ci metterà secondo te ad arrivare?” chiese.
“Mezz’ora circa, se prendessimo le scorciatoie dovremmo riuscire ad arrivare prima noi” risposi.
Corremmo in fretta e furia all’hotel, Carola rubò una seconda chiave da una donna delle pulizie ed entrammo. La camera era spaziosa ed elegante, controllammo ovunque e poi in un’armadio, sul fondo trovammo una cassa forte: semplice, in ferro, il problema era la combinazione, allora vi poggiai un orecchio, feci alcuni tentativi per aprirla, ci riuscii, ma al suo interno niente, solo qualche documento.
“Cavoli, dove sarà!?” dissi, ripensai a tutti i dettagli dell’artista e mi ricordai della chiave che portava al collo. “Ce n’è un’altra!…cos’è quello?” dissi guardando in alto.
“Quello?Un condotto, quando lavoravo qui questa era una dispensa prima che la trasformassero in una camera, il condotto è rimasto li perché richiuderlo avrebbe fatto superare di troppo il budget” rispose.
“Carola mi prenderesti in braccio?”chiesi.
“OK” rispose facendomi salire sulle spalle. Aprii il condotto e trovai la cassaforte, usai una forcina la aprii e finalmente trovammo il quadro. Rimettemmo tutto in ordine per evitare che qualcuno scoprisse qualcosa. Stavamo per scappare, quando sentimmo dei passi, così ci nascondemmo in due armadi paralleli. Dalla porta entrarono: l’artista, la bimba scomparsa e il rapitore.

Artista p.d.v.
“Mia figlia ha rubato il quadro, io l’ho nascosto, ti ho dato la mia auto usando il suo mini-van perché potessi scappare più in fretta essendo la mia auto più veloce e ora non vuoi ridarmi la mia bambina!”. Ti ho trattato da re, siamo stati degli schiavetti perfetti, ora ridammi mia figlia!” dissi al rapinatore. Quando Lisa stava per tornare da me, Peter il rapinatore la bloccò.
“Non così in fretta, prima portiamo il quadro all’estero, lo vendiamo, poi vi lascerò andare…oppure…”disse Peter  puntando la pistola contro la bambina le cui lacrime le rigavano il viso. “Già è tanto che non abbia ingaggiato qualcuno per uccidere tua moglie per aver denunciato la scomparsa della sua bellissima bimba che ora dovrebbe essere al sicuro a Roma” aggiunse.
Mentre parlava sentii le ante dell’armadio cigolare e…

Investigatrice p.d.v
Avevo paura per la ragazzina, notai che era molto dimagrita dalla foto sul giornale poi aprii le ante dell’armadio e senza pensarci due volte puntai la pistola contro Peter, che fece cadere la sua mentre la ragazzina tornava tra le braccia del padre.
Peter la raccolse quasi subito e me la ripuntò contro. Eravamo entrambi tesissimi: non si sapeva chi tra i due avrebbe sparato per primo (avevo caricato la pistola a salve), ma io sparai e BOOM!
Il rumore spaventò il  ragazzo che fece cadere la pistola, quest’ultima cadde vicino alla bambina che la mandò sotto un mobile per evitare che il suo rapitore potesse raccoglierla.
“Ti abbiamo preso!”esclamai.
“Abbiamo?”disse.
“Si abbiamo!” rispose Carola mentre usciva dall’armadio e gli bloccava le mani.
Un altro caso era stato risolto dall’investigatrice Melissa…o quasi.
Volevo interrogare Jean-Pierre Leon per capire perchè Peter avesse rubato quel quadro e rapito quella bambina. La mattina seguente lo inviati ad incontraci al “Caffè degli archi”, ci sedemmo e ordinammo due cappuccini. “Ok sono impaziente di ascoltare la tua storia. Perchè Peter ha rubato il quadro di Federico da Montefeltro e perchè ha rapito proprio Lisa?” dissi.
“Per vendetta” rispose, mentre versava dello zucchero sul suo cappuccino. “ Ti racconto tutto: la mia, a parte me, è sempre stata una famiglia di giudici, tra i più conosciuti del sud della Francia.
Tra i mie antenati il mio bisnonno commise un errore: il quadro di Federico fu rubato per la prima volta da un certo Alexander Rossi, però per un errore giudiziario fece arrestare il bisnonno di Peter”.
mi raccontò. “Grazie ora conosco tutta la storia!Ora vado che presto ci sarà un altro caso da risolvere” dissi.
Ci salutammo e ci avviammo entrambi verso le proprie case. M

MILENA BARBA, classe 2G