mercoledì 30 Settembre 2020

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Scuola secondaria di 1^grado- A. Baccelli- a.s.2019/20.

Anti-fake News

COSA SONO E DOVE SI DIFFONDONO

“Fake news” è stata la parola intitolata nel 2017 word of the year dal celebre Collins Dictionary, testimoniando in questo modo non solo l’incredibile aumento dell’uso e quindi dell’interesse verso questo tema da parte degli utenti nel web (per capirne l’importanza, se si cerca “fake news” su Google, il motore di ricerca ci restituisce oltre 1.510.000.000 risultati che contengono a diverso titolo questo termine) ma è soprattutto il ritratto simbolico di un tema divenuto ormai centrale nel mondo dell’informazione contemporaneo. Sempre il Collins Dictionary definisce la fake news una “informazione falsa, spesso sensazionale, diffusa sotto le spoglie di una notizia di informazione”. Per dare un’idea, una fake news si può paragonare al celebre cavallo di Troia perché attira i lettori con titoli ingannevoli ma il contenuto della notizia poi si rivela essere diverso. Il vocabolario Treccani, invece, definisce la fake news come una “locuzione inglese entrata in uso nel primo decennio del XXI secolo per designare un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata attraverso il Web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente verità. Corrispondente grosso modo all’italiano bufala, il neologismo ha conosciuto amplissima diffusione a partire dal 2016”.
Il web è inevitabilmente il principale canale di diffusione di fake news, poiché è utilizzato da moltissime persone al giorno e poiché registra numeri più elevati di durata media (giorni consecutivi in cui una notizia registra almeno una ricorrenza) e presenza effettiva (giorni, non consecutivi, in cui si registra almeno una ricorrenza). Una notizia su internet ha una durata di 25 giorni e una presenza di 15 mentre sui quotidiani la durata è di 24 e la presenza di 12. La notizia che appare sul web è poi ripresa, spesso senza adeguate verifiche delle fonti, dagli altri media, generando così un effetto valanga che contribuisce alla diffusione della fake news. Specialmente nei social network le fake news hanno terreno fertile, in quanto le persone, anche involontariamente, condividono spesso informazioni inaccurate e false. Secondo una ricerca effettuata in modo congiunto dalle università di New York e Princeton a far girare maggiormente la bufale sono gli over 65. Coloro i quali hanno superato i 65 anni diffondono infatti le fake news con una incidenza 7 volte superiore a quella delle altre fasce d’età. A contribuire alla diffusione di notizie false sono anche le reti di bot e i troll. I bot sono software (programmi) sviluppati per eseguire azioni automaticamente senza bisogno dell’intervento umano. Nel caso delle fake news, i bot sono programmati per postare messaggi di spam e notizie false soprattutto sui social network nei post di account che godono di grande visibilità, come quelli di aziende o di persone famose. I troll sono invece coloro che intervengono all’interno di una comunità virtuale in modo provocatorio, offensivo o insensato al solo scopo di disturbare le normali interazioni tra gli utenti e seminare caos e confusione. Spesso per fare questo il troll diffonde appunto fake news.

Anche gli altri mezzi d’informazione sono canali privilegiati della disinformazione. Esistono infatti libri dai titoli sensazionali che attirano le persone promettendo ad esempio facili guadagni, fama ecc… e presentano invece al loro interno una serie di notizie totalmente false, frammentarie o confusionarie. Anche i giornali, si pensi ad esempio alle riviste scandalistiche, a volte attirano i lettori promettendo notizie sensazionali che poi però si rivelano spesso false o esagerate. Le radio, soprattutto in alcune stazioni amatoriali, ma non solo, possono diffondere fake news legate per esempio a questioni pseudoscientifiche o a temi complottistici mentre in televisione sono mostrati vari programmi che diffondono notizie false negli ambiti più disparati, dalla politica alla scienza, dal gossip alle teorie del complotto.
Gioele De Santis e Danilo Alari, classe III E

Come si diffondono le fake news?

Le fake news si possono diffondere in diversi modi. A tal proposito la giornalista Claire Wardle, direttrice di First Draft, un progetto non-profit fondato da Google, Facebook, Twitter e altre compagnie dedicato a combattere la disinformazione, ha individuato sette modi attraverso cui si diffondono le bufale. Il primo modo è chiamato collegamento ingannevole e si ha quando titoli, immagini o didascalie differiscono dal contenuto. E’ il caso del fenomeno chiamato click-bait (letteralmente “esca da click”). Il click-bait è diffuso soprattutto sui social-media come ad esempio Instagram, Facebook, Twitter e siti come YouTube. Si tratta di una tecnica pseudo giornalistica che prevede l’uso di titoli sensazionali e immagini in evidenza incredibili o assurde, create apposta per colpire e catturare l’attenzione del lettore senza rispecchiare il reale contenuto dell’articolo o del messaggio, dando modo al lettore di farsi un’idea sbagliata sul reale contenuto del post e portandolo a cliccare ed aprire la notizia per garantire una grande crescita di visualizzazioni e quindi guadagno. Un altro di questi modi è il contenuto ingannatore, cioè quando il contenuto di una notizia viene spacciato come proveniente da fonti affidabili ma che invece sono false, inesistenti oppure non credibili. Questo è diffuso per esempio nei giornali online che diffondono fake news fingendosi, nel nome, giornali autorevoli come il “Giomale” (anziché Giornale) “la Rebubblica” (anziché Repubblica) o “Il Fatto Quotidaino” invece che “Il Fatto Quotidiano”.

Esempio di fonte falsa.

Fonte autentica.

Nell’immagine in alto ci accorgiamo che la notizia è falsa in quanto la sua fonte, evidenziata in rosso, è ingannevole: si tratta infatti di “ilgiomale” e non di “il Giornale”, che invece è una fonte autentica.
Il terzo modo di fare disinformazione è denominato contenuto falso al 100%: in questo caso il contenuto è completamente falso e costruito appositamente per trarre in inganno.

La notizia qui sopra è assolutamente falsa in quanto, nonostante in quel periodo ci fu un attentato terroristico in Russia senza alcun coinvolgimento da parte degli Stati Uniti, non ci fu assolutamente alcun accenno all’inizio di una guerra. Da notare, inoltre, che il nome della fonte (“fatto quotidaino” anziché “fatto quotidiano”) ci può far comprendere immediatamente la falsità dell’articolo.
Il modo denominato contenuto manipolatore si ha invece quando un’immagine reale o un’informazione viene manipolata per trarre in inganno. Vi sono diversi software con cui manipolare un contenuto tra cui il famosissimo Adobe Photoshop, un programma a pagamento disponibile anche su dispositivi mobili, utilizzato appunto per modificare foto e video.

Esempio di contenuto manipolato con Photoshop. La giraffa è chiaramente modificata.

Bisogna stare molto attenti quando si naviga sui social poiché ci sono moltissimi utenti i quali grazie a Photoshop pubblicano foto ingannevoli spesso usate anche per notizie false. Ad esempio c’è il profilo Instagram di un pilota d’aerei, chiamato @Pilotganso, che tra le sue foto ne ha pubblicate anche alcune evidentemente manipolate che hanno spopolato sul web e hanno generato diverse fake news.

Nella manipolazione della satira invece si rielabora il contenuto satirico sotto forma di notizia e lo si utilizza per trarre in inganno. Per satira si intende l’insieme di componimenti, poesie, vignette che rappresentano in maniera ironica e divertente aspetti della vita sociale, persone famose e soprattutto fatti politici. Mentre il contenuto satirico ha il solo scopo di intrattenere la gente, la satira manipolata invece nasconde la sua natura scherzosa per far credere al lettore che la notizia riportata sia vera. Lercio.it è il sito più famoso dove si trovano notizie create attraverso la rielaborazione di contenuti satirici.

In questa immagine vediamo come un contenuto satirico (in cui si ironizza sul tristemente noto problema dei rifiuti a Roma) viene rielaborato in modo tale da sembrare una notizia vera.
Con contenuto fuorviante si indica invece una notizia vera accompagnata però da informazioni false inserite appositamente per cambiare l’opinione delle persone. La pubblicità è il mezzo principale attraverso cui si creano contenuti fuorvianti: lo scopo principale di chi fa pubblicità infatti è convincere il maggior numero di persone ad acquistare un prodotto e spesso per fare questo si utilizzano informazioni ingannevoli o esagerate.
Il settimo e ultimo modo di fare disinformazione individuato da Claire Wardle è definito contesto ingannevole. Anche in questo caso si parte da una notizia vera che però si “farcisce” con informazioni contestuali false o vere ma utilizzate in un ambiente diverso da quello originario.

Giulia Tricca, Ginevra Tricca, Emiliana Frezza, Damiano Severoni, Alessandro Rossetti, Emanuele Ferrante IIID
Danilo Alari, Gioele De Santis, Gabriele Proietti IIIE Lorenzo Alari IIE

FAKE NEWS NELLA STORIA: IL MOSTRO DI LOCH NESS

Le fake news sono diffuse fin dall’antichità, addirittura dai tempi degli  antichi Egizi. Per esempio il faraone Ramses II disse di aver vinto la battaglia di Qadesh contro gli Ittiti nel 1275 a.C. uccidendo personalmente migliaia di soldati e facendosi raffigurare come un dio quando invece la battaglia si concluse con un trattato di pace. Nel corso dei secoli si susseguirono moltissime altre fake news fino ad arrivare al 565 d.C. quando nacque la leggenda del mostro di Loch Ness. Secondo questa leggenda San Colombano durante uno dei suoi viaggi arrivò sulle rive del lago e chiese ad uno dei suoi amici di andare a prendere una barca ormeggiata sulla riva opposta nonostante vide alcuni indigeni che seppellivano un uomo ucciso da un mostro gigantesco. L’amico di San Colombano era quasi arrivato alla barca quando incontrò il mostro che usciva dalle acque ruggendo spaventosamente. Allora San Colombano scacciò con l’aiuto divino il mostro che fuggì terrorizzato come se fosse stato trainato da corde invisibili. Da quel momento in poi ci sono stati moltissimi altri avvistamenti e addirittura per molte generazioni ai bambini era proibito giocare vicino alle acque del lago scozzese. Gli avvistamenti continuarono fino al Novecento, quando furono pubblicate diverse immagini e video.
La prima immagine risale al 1933 e fu scattata dall’operaio Hugh Gray, il quale sostenne di aver visto il mostro in movimento sulla superficie del lago.

Secondo l’autore, come vediamo dalla riproduzione in basso, questa immagine raffigurerebbe una sorta di rettile dal corpo allungato munito di spine dorsali e piccole zampe palmate, assai diverso da come è immaginato tradizionalmente dalla società.

In realtà la foto non rappresentava il mostro ma bensì un cigno intento a pescare con la testa immersa nelle acque del lago. E’ la sfocatura dell’immagine che porta la gente a credere che si tratti di qualcosa di molto diverso da quello che è veramente.

La seconda foto risale al 1934, fu scattata dal chirurgo Robert Kenneth Wilson e per questo è passata alla storia come “la foto del chirurgo”.

Dopo tante analisi si scoprì che questa foto era falsa in quanto raffigurava un piccolo sottomarino giocattolo. Infatti si notano le funi utilizzate per muoverlo e le onde sono troppo piccole per giustificare la presenza di un mostro gigante. Lo stesso Robert Kenneth Wilson sessant’anni dopo ammise che era un falso e che si trattava di un sottomarino giocattolo costruito da suo figlio.


Riproduzione fedele del sottomarino giocattolo utilizzato dal chirurgo per la sua foto.

La terza foto è stata scattata dal boscaiolo Lachlan Stuart nel 1951 intorno alle 6:30 e secondo l’autore dovrebbe ritrarre le gobbe del mostro

In realtà, come si nota nell’angolo in alto a destra, il sole spunta dalla collina e poiché la macchina fotografica punta a ovest si tratta di una scena serale. Le gobbe inoltre non sono allineate. Lo stesso Lachlan Stuart ammise più tardi che in realtà le gobbe erano delle balle di fieno avvolte in un telo nero. Raccontò che era andato da un suo amico fattore per comprare un cavallo ma che alla fine ci ripensò e andò comunque con il suo amico a vedere le balle di fieno che erano state posizionate da questo in riva al lago. Fu allora che ebbero l’idea di metterle nel lago e di scattare la foto.

Il 16 Giugno 1960 nel settimanale scozzese “Weekly Scotsman” fu pubblicata una nuova foto che secondo i giornalisti ritraeva senza dubbio il mostro di Loch Ness. L’autore, un certo Peter O’Connor, sosteneva di aver visto il mostro e di averlo fotografato mentre nuotava. Secondo lui nella foto si nota soprattutto una delle gobbe e la testa. In realtà, come lo stesso O’Connor ammise cinquant’anni dopo, si trattava del suo kayak capovolto e di alcuni sacchetti sistemati strategicamente. Ad un’analisi approfondita infatti si notano le scanalature tipiche della struttura di una imbarcazione e soprattutto il supporto per il timone presente all’estremità. Nell’immagine seguente si può vedere il kayak originale utilizzato da O’Connor per la foto con la freccia che indica proprio il supporto per il timone.

Negli anni successivi ci sono stati altri avvistamenti e nonostante le storie si rilevassero sempre false ci sono ancora tante persone che ci credono tra cui uno in particolare…

Ludovica Bizzoschi e Bianca Di Pirro IE Mattia Petrini ID
Lorenzo Baisi e Valerio Ascani IA Valerio Verga IF
Lorenzo Alari IIE
Illustrazione a destra di Amir Ajellal IH

FAKE NEWS NELLA STORIA: IL MOSTRO DI LOCH NESS  

                                    PARTE II

Negli anni Settanta ci sono stati numerosi altri avvistamenti del nostro celebre mostro. Nel 1977 divenne famosa la foto dello showman Anthony ‘Doc’ Shiels che ritrae il collo allungato e la testa del mostro che fuoriesce dalle acque del lago.

Questa immagine ovviamente è falsa e lo si può notare a prima vista dalle acque troppo placide e dalla rigidità della creatura marina, tant’è che venne soprannominata “The Loch Ness Puppet” cioè “Il Pupazzo di Loch Ness”.

Due anni prima, tuttavia, si diffusero due foto del mostro che rimasero avvolte da un alone di mistero. Queste furono scattate dall’accademia di scienze applicate e raffiguravano quella che sembrava essere la pinna del mostro e il corpo nella sua interezza.

Il mistero di queste due foto continuò addirittura fino al 2016 quando il signor Adrian Shine, mentre scandagliava il fondale del lago con un radar, si accorse che sullo schermo appariva clamorosamente la foto riproduzione del mostro.

L’immagine arrivò addirittura al telegiornale della BBC, dove venne annunciato che finalmente era stato trovato il mostro di Loch Ness. Sfortunatamente però si trattava di un modello cinematografico che era stato usato per il film “Vita privata di Sherlock Holmes” rilasciato nel cinema il 1970 e che era affondato nelle profondità del lago a seguito del tentativo del regista di modificarne la struttura. In seguito il modello non fu mai recuperato dal regista ed ancora oggi rimane intrappolato nelle più oscure profondità del lago.


Questa è una scena del film con il mostro che attacca la barca.

Nonostante tutte queste immagini si siano rivelate false, ci sono ancora delle persone che credono all’esistenza di questo mostro.In particolare il signor Steve Feltham da più di vent’anni vive sulle sponde del lago cercando di trovare tracce della creatura ma senza alcuna fortuna. Anche sapendo che Nessie è considerato un plesiosauro, cioè un dinosauro acquatico, Steve ritiene che sia impossibile che un dinosauro estinto 65,95 milioni di anni fa ancora viva e pensa che si tratti invece di un pesce siluro gigantesco. Questo tipo di pesce, d’aspetto simile al pesce gatto, può raggiungere i 3 metri di lunghezza (ci sono stati avvistamenti di esemplari di addirittura 5 metri!), un peso di 250 chili ed è originario dell’Europa orientale, ma è stato avvistato anche in alcune località extraeuropee come Algeria, Cina, Tunisia e Afghanistan. Il suo habitat ideale consiste in laghi, paludi e stagni ma anche nei grandi fiumi. 

Da questa foto si può capire come il pesce siluro può raggiungere enormi dimensioni: questo esemplare è stato pescato addirittura in Italia nel fiume Po. Nonostante ciò, la teoria di Steve non sembra essere attendibile in quanto un pesce siluro non potrebbe mai generare gli avvistamenti associati al celebre mostro degli abissi sia per le dimensioni, sia per la forma, sia per il fatto che questo pesce ama vivere in profondità ma soprattutto perché il cibo a sua disposizione non potrebbe soddisfarne il fabbisogno energetico. Nel lago di Loch Ness, infatti, nonostante la sua grandezza non vive una quantità di pesce sufficiente a sfamare un mostro di tali dimensioni. Si ritiene infatti (forse esageratamente) che un pesce siluro dovrebbe mangiare almeno 72Kg di pesce per ogni chilo di peso quindi un esemplare di 250 Kg ha bisogno di ben 18000 Kg di pesci!

Secondo noi Steve sta intraprendendo questa ricerca, più che per credenza, per fama e guadagno. L’uomo infatti gestisce un sito internet chiamato Nessiehunter.com (come possiamo vedere dalla sua foto precedente nel banner presente sopra la roulotte) dove vende prodotti artigianali legati al mostro e pubblica video delle sue interviste per aumentare la sua fama. Dalle recensioni Google sembra inoltre che Steve sia diventato ormai un’attrazione turistica più che un ricercatore serio.

Ludovica Bizzoschi e Bianca Di Pirro IE
Mattia Petrini ID
Lorenzo Baisi e Valerio Ascani IA
Valerio Verga IF
llustrazioni di Ludovica Bizzoschi IE
Illustrazione finale di Elisa Hajrullai IH 

LE BUFALE SUL CORONAVIRUS
In questi giorni stiamo assistendo alla diffusione di un nuovo virus potenzialmente letale: il coronavirus. Si tratta di un virus che fa parte della stessa famiglia di quello del comune raffreddore. Il suo nome è dovuto alla particolare forma dei virioni (la forma infettiva del virus) visibile al microscopio elettronico che assomiglia appunto a quella di una corona. I sintomi accusati sono febbre, tosse, difficoltà respiratoria e nei casi più gravi polmonite e insufficienza renale acuta fino ad arrivare alla morte

Noto anche come polmonite di Wuhan, il coronavirus ha iniziato a diffondersi alla fine del 2019 dalla città cinese di Wuhan ed è arrivato ben presto fuori dai confini della Cina, generando allarmismo e paura. Come ogni altra notizia così importante anche in questo caso, in Italia e non solo, sono trasmesse moltissime fake news che possono essere addirittura pericolose per la propria salute. Ecco alcune di quelle che abbiamo raccolto.

  • Il complotto delle case farmaceutiche

Si è diffusa presto la notizia secondo cui le più importanti case farmaceutiche hanno messo in circolazione il virus solo per vendere il vaccino a caro prezzo. In alcune notizie questo sarebbe già pronto per essere venduto, in altre ancora no in attesa che il virus si propaghi ulteriormente. In realtà questo è impossibile perché per rilasciare un vaccino occorre superare una lunga serie di prove e controlli: ad esempio non c’è ancora un vaccino certificato per la SARS nonostante sono passati diciassette anni dall’epidemia.

  • Il coronavirus è un’arma biologica

Una notizia che ha creato scalpore è quella secondo cui il virus è un’arma biologica utilizzata dagli Stati Uniti per decimare la popolazione cinese oppure per contrastarne la potenza in continua crescita. In particolare a sostenere questa ipotesi è stato il saggista italiano Diego Fusaro durante un programma televisivo a La7 ma sembra che sia un’opinione molto diffusa anche in Russia.

  • Le diete “miracolose” che proteggono dal coronavirus

Delle persone sfruttano l’onda della viralità delle notizie sul coronavirus per fare pubblicità e vendere integratori, diete e altri prodotti para-farmaceutici (medicinali alternativi), sostenendo che possano proteggere dal virus. Sui social, soprattutto, ci sono molti articoli su diete “miracolose” secondo cui basta fare solo una corretta alimentazione e usare i giusti integratori per essere protetti dal virus, senza alcuna base scientifica. In realtà ciò non è possibile perché non basta mangiare bene per essere protetti da mali così gravi.  

  • Il coronavirus è uscito da un laboratorio segreto

In Italia è molto diffusa la notizia secondo cui il coronavirus è stato creato in un laboratorio segreto e poi diffuso intenzionalmente da un tecnico contagiato. A Wuhan in effetti c’è un laboratorio che tratta di virus e batteri con il livello massimo di sicurezza ma i debunkers affermano che sia un falso in quanto il notiziario in cui si è diffusa questa news, il Washington Times, è notoriamente non affidabile e non è da confondere con il famoso Washington Post. Il laboratorio di Wuhan, inoltre, non èsegreto ma è gestito da una squadra internazionale, quindi, anche se la Cina avesse voluto creare e diffondere un virus, non l’avrebbe certo fatto qui.

  • I migranti diffondono il virus in Italia

È popolare nel nostro paese la notizia secondo la quale i migranti in arrivo dall’Africa sarebbero portatori di virus ma in realtà la notizia è dovuta soltanto al clima di tensione che negli ultimi anni si è formato nei confronti dei migranti che sono già da parecchio tempo sottoposti a rigidi controlli medici appena sbarcati.

  • Bisogna evitare di mangiare ai ristoranti cinesi ed essere a contatto con loro

Gran parte della gente tende ad evitare ristoranti cinesi e luoghi da loro frequentati in quanto si crede che sia pericoloso, ma in realtà, come spiegato da Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia al San Raffaele, il virus si diffonde solo per via respiratoria e non attraverso il cibo anche se crudo. Quindi non c’è alcun pericolo di essere contagiati mangiando cibo in un ristorante cinese.

  • I metodi casalinghi ci rendono immuni dal coronavirus

Si sono diffuse diverse notizie secondo cui metodi casalinghi possano curare o rendere immuni al virus. Si dice che ingerire acido acetico, acqua salata, steroidi oppure mangiare aglio e cospargersi di olio di sesamo possa avere un effetto benefico contro il contagio. Negli Stati Uniti ultimamente si è diffusa una diceria secondo cui per proteggersi dal virus basta bere una “Miracle Mineral Solution” (MMS) costituita da acqua e candeggina. In realtà nulla di ciò è approvato dagli studiosi e non offre alcun aiuto per salvarsi.         

  • È stato predetto da Nostradamus e dai Simpson

Alcune persone hanno individuato tra i versi di Nostradamus, il famoso profeta del ‘500 che si dice avrebbe predetto alcuni eventi importanti come la Rivoluzione Francese e la prima guerra mondiale, una profezia sull’arrivo dell’epidemia:

La grande peste nella città marittima non cesserà prima che morte sarà vendicata del giusto sangue per preso condannato innocente, della grande dama per simulato oltraggio”. L’unica parola che potrebbe ricondurci al virus sarebbe peste che però indicherebbe un altro tipo di malattia. La città da cui si è diffuso il virus, Wuhan, non è neanche una città marittima, anche se i sostenitori di questa ipotesi associano la città marittima al mercato del pesce da cui si è originata l’infezione. In realtà non si può dire con certezza che Nostradamus avesse predetto questa malattia, in quanto le sue profezie sono sempre ambigue.
In una puntata dei Simpson del 1993, Homer ordina un prodotto giapponese e un lavoratore influenzato starnutisce dentro il pacco che, arrivato a destinazione, diffonde quello che il telegiornale definisce “la febbre di Osaka”. Vista la diffusione del coronavirus dall’Asia alcuni credono che i Simpson abbiano quindi predetto questa infezione. Tuttavia si tratta solo di una coincidenza, tra l’altro scherzosa, che non ha che fare con i fatti attuali ma che ha comunque invaso il web.

  • Il virus si trasmette attraverso i pacchi e la posta proveniente dalla Cina

Soprattutto onlinesi sta trasmettendo la notizia che parla del rischio di contrarre il virus dai pacchi e dalle lettere provenienti dalla Cina. Alcuni lavoratori di Poste Italiane hanno addirittura richiesto l’attivazione di norme sanitarie da parte dell’azienda per evitare eventuali contagi. Questo è stato smentito dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ha dichiarato che il virus non può sopravvivere a lungo sulle superfici di oggetti come pacchi o lettere.

Questa è l’immagine diffusa sul web dall’OMS. Riporta:è sicuro ricevere una lettera o
   un pacco dalla Cina? Si, è sicuro. Le persone che ricevono pacchi dalla Cina non corrono il rischio di contrarre il nuovo coronavirus. Dalle analisi precedenti, noi sappiamo che i coronavirus non sopravvivono a lungo sugli oggetti, come le lettere e i pacchi”.
 
  • Il virus si è trasmesso dai pipistrelli ai serpenti e può contagiare anche gli animali domestici

 Nei primi giorni di diffusione del virus si pensava che esso provenisse dai pipistrelli e serpenti e che si fosse trasmesso in un mercato dove si vendevano anche questi animali a scopo alimentare (in alcune regioni della Cina si mangiano anche i serpenti e i pipistrelli). Si ritiene che si possano ammalare anche animali domestici come cani e gatti. Tuttavia non ci sono prove per confermare che i serpenti e i pipistrelli siano la causa della diffusione del virus e per quanto riguarda gli animali domestici l’OMS ha rassicurato che non c’è pericolo di trasmissione stando con i nostri animali. A questo scopo ha pubblicato la seguente immagine:

“Gli animali domestici possono diffondere il nuovo coronavirus? Al giorno d’oggi non c’è   alcuna prova che animali come cani o gatti possano essere infettati dal nuovo coronavirus. Tuttavia, è sempre una buona idea lavare le mani con sapone e acqua dopo aver toccatgli animali domestici. Questo ti protegge da vari batteri comuni come E.coli e Salmonella  che può trasmettersi dagli animali agli umani”.
  • Richiesta di preghiera urgente da Wuhan

Sta girando su Whatsapp una catena di Sant’Antonio, arrivata anche ad alcuni di noi, la quale parla di una richiesta di preghiera urgente da Wuhan. Ecco il testo in questione: Richiesta di preghiera urgente da Wuhan “Care famiglie in Cristo,
Pace a te nel Signore. Ieri a mezzanotte, la chiesa di Huangpu e la chiesa di Hankou a Wuhan hanno chiesto ai cristiani di tutto il mondo di pregare urgentemente per loro.Molti membri della chiesa di Huangpu si trovano in situazioni critiche e pericolose. La chiesa di Hankou ha oltre 20 membri che soffrono dell’attacco del virus. Per favore, alza le mani per intercedere per loro.
Per favore, leggi il messaggio e inoltra ad altri cristiani in modo che possiamo essere uniti e pregare per loro. Non limitarti al tuo piccolo gruppo; invia a tutti coloro che pregheranno all’interno o all’esterno del piccolo gruppo. Dio sa che credo nella comunione dei santi, credo nel perdono dei peccati. Crediamo nella risurrezione del corpo, crediamo nella vita eterna in Cristo, amen!

亲爱的家人们, 主内平安, 昨日零点时, 武汉黄埔教会, 和汉口教会, 请求各地肢体为他们祷告, 黄埔教会己有严重, 危险. 汉口教会己有 20 多人病毒攻身发作, 情况紧急. 要被迫切为他们代求. 看到信息的要转发给其他肢体团结起来为他们祈祷. 不要讲究方式或在群里, 或在群外祷告神都知道, 我信圣徒相通, 我信心罪得赦免, 我信身体复活, 我信永生, 直到永远, 阿们!”

Me lo ha inviato una suora amica mia e del gruppo. Chiedo anche ai sacerdoti che ci leggono di mettere queste intenzioni nelle sante Messe da loro celebrate.
Grazie per la vostra attenzione.

Questo messaggio non è vero per più motivi. Innanzitutto scrivere “la chiesa di Huangpu e la chiesa di Hankou” non ha senso: si tratta infatti di un solo edificio, Hankou, costruito su Huangpu Road nel distretto di Jiang’an, e non è una chiesa ma un tempio buddista. Dire inoltre che questo messaggio è stato inoltrato da una “suora amica mia” è vago e ovviamente non attendibile.

  • I cinesi mangiano pipistrelli incuranti dell’epidemia

Giorni fa quando il virus cominciava a diffondersi e si credeva che ci fossero di mezzo animali come serpenti e pipistrelli sono comparsi online alcuni video di cinesi che mangiavano questi animali con titoli tipo “Coronavirus: ragazza cinese mangia un pipistrello a Wuhan” o “Virus Cina, ragazza mangia un pipistrello al ristorante, animale da cui si sospetta sia partita la malattia”. Questi video però sono tutti decontestualizzati, cioè presi da ambienti e situazioni diversi e spesso risalenti ad alcuni anni prima del 2019. È vero che nella cucina cinese, soprattutto in alcune regioni, ci sono piatti con animali che a noi sembrerebbe strano mangiare, come serpenti, pipistrelli, cani però nei video in circolazione in questi giorni non c‘è nessun legame con il virus.

  • La Croce Rossa effettua tamponi a domicilio

Vista la recentissima emergenza in Lombardia, sono state segnalate molte telefonate di presunti operatori della Croce Rossa che avvertivano di una loro visita a casa per effettuare esami e vedere se si è positivi o no al virus. Si tratta invece di una truffa effettuata soprattutto nei confronti degli anziani che credendo alla telefonata aprono le porte a sconosciuti che si approfittano di loro e li derubano. Anche la Croce Rossa è stata costretta a fare un post di smentita scrivendo “Non fidatevi di chi si presenta a domicilio per controlli. Non esistono medici che vengono a casa vostra per fare i tamponi. Nel dubbio chiamate sempre le autorità per una verifica”.  

  • Il televideo è sempre affidabile

Il televideo viene considerato da sempre una fonte affidabile. In questi giorni però si stanno diffondendo screenshots di pagine del televideo contenenti notizie che riportano di nuovi contagi in Italia in realtà inesistenti. Bisogna dunque essere attenti e non credere a tutto quello che si legge su internet. In casi del genere occorre sempre verificare la notizia vedendo se è presente anche in altre fonti.

Lorenzo Baisi e Valerio Ascani IA
David Mircia e Ahmad Anjum IB
Bianca Di Pirro e Ludovica Bizzoschi IE
Valerio Verga IF
Mattia Petrini ID
Lorenzo Alari IIE
Alice Fratini IIH