martedì 31 Marzo 2020

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Tivoli II- Tivoli centro“- A. Baccelli”- a.s.2019/2020

“Io sono Malala”

Attivista dell’istruzione vincitrice del premio Nobel 2014

Il film “Io sono Malala, riguarda MALALA YOUSAFZAI un’ attivista dell’istruzione della valle dello Swat, Pakistan, vincitrice del Premio Nobel per la Pace del 2014 insieme a Kailash Satyarthiper il loro lavoro nell’ambito dei diritti dei bambini. Nata nel 1997, Malala Yousafzai  ha ricevuto numerosi premi e 15 riconoscimenti, tra i quali il primo Premio Pakistano Giovanile per la Pace, il Premio Internazionale Infantile per la Pace, il Premio di Amnesty International ‘Ambassador of Conscience’, e il Premio Sakharov. Il regista che ha girato questo film si chiama Davis Guggenheim, gli attori che hanno partecipato al film sono Malala Yousafzai, suo padre Ziauddin, attivista sociale, consulente speciale per l ‘istruzione globale alle Nazioni Unite, sua madre Toor Pekai e i suoi fratelli Khushal ed Atal, il produttore del film è Fox Searchlinght Pictures nel 2013, è un genere drammatico documentario, il film si gira nella valle dello Swat. Il 9 ottobre del 2012 la giovane esistenza di Malala Yousafzai venne bruscamente sconvolta. Fu il giorno cruciale in cui lei e le sue amiche Shazia Ramzan e Kainat Riazvennero colpiti a bordo del loro scuolabus dalle pallottole di un gruppo armato di talebani, nella rigogliosa valle dello Swat, nel Pakistan. Un proiettile colpì Malala al sopracciglio sinistro, il che richiese un difficile intervento chirurgico, con l’applicazione di una placca di titanio per riparare il gravissimo danno. Ma nonostante le armi le abbiano inflitto una tale devastazione fisica, non hanno scalfito quello che ha reso Malala così straordinaria: la feroce intelligenza, l’impegno e la compassione che contrastavano con la sua giovinezza. Aveva solo 15 anni. Eppure Malala aveva già attirato l’attenzione mondiale con la sua voce. Nel 2009 aveva cominciato a scrivere un audace, anonimo blog per la BBC esprimendo le sue vedute sull’istruzione e documentando la vita nella valle dello Swat dove i talebani avevano bandito la musica e la televisione, rendendo impossibile alle donne uscire di casa per andare a fare compere e limitando drasticamente la scuola per le femmine. Quando il blog è stato fermato ha continuato ad esprimersi sulla stampa internazionale, ricevendo nel 2011 il primo Premio Giovanile per la Pace indetto in Pakistan. Poco dopo, in un meeting dei leaders talebani venne deciso che la teenager doveva essere assassinata. Malala avrebbe poi recuperato, ma non sarebbe stato facile. Dovette iniziare una nuova vita in una città molto lontana, dove era stata trasferita per delle cure mediche specializzate: Birmingham, in Inghilterra. Per il momento non era sicuro per lei tornare nella sua amata casa in Pakistan. Il proiettile che aveva quasi spezzato la vita di Malala la spinse sotto i riflettori dell’opinione pubblica mondiale: l’abominevole e impensabile attacco a una ragazza così giovane destò l’interesse del mondo sulla sua storia di coraggio. Ma quella storia è stata solo l’inizio. Dopo aver sofferto per riuscire a guarire, Malala si è rifiutata di rinunciare al suo credo. Invece che chiudersi nel silenzio ha trovato la determinazione per continuare la sua campagna. Si è ritagliata un inedito ruolo come sostenitrice per ragazze e bambini di ogni parte del mondo senza nessuna paura, esattamente come prima dell’attentato. Indomita nonostante i problemi fisici, ha continuato il suo lavoro nel Regno Unito, cercando il modo di essere se stessa pur vivendo in una cultura completamente nuova. Con suo padre Ziauddin e Shiza Shahid ha fondato il Fondo Malala, promotore dell’istruzione femminile; ha scritto un libro diventato presto un best-seller, Io Sono Malala ha tenuto uno stimolante discorso alle Nazioni Unite; ed ha cominciato a viaggiare in tutto il mondo per difendere i diritti dei bambini. Nel Dicembre del 2014, durante le riprese di HE NAMED ME MALALA, Malala è diventata la più giovane persona della storia a ricevere il Premio Nobel per la Pace. Ha ricevuto il premio insieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi, come lei promotore della salvaguardia e dei diritti dei bambini.

Con questo film, Malala Yousafzai ci racconta com’è la vita nello Swat, la sua bellissima e verde regione, e nel Pakistan in generale, ci parla delle tradizioni della cultura musulmana e di quella pashtun, della storia del suo paese, una storia breve, cominciata solo nel 1947 e già così ricca di avvenimenti terribili, guerre e rivolte. Ci racconta della condizione delle donne e di come vi siano alcuni uomini che combattono per migliorarla, tra i quali suo padre. Ci racconta della sua famiglia, una famiglia felice, dei suoi genitori innamorati e sempre pronti a sostenersi a vicenda; di suo padre e del suo sogno di costruire scuole per tutti, maschi e femmine, perché solo con l’istruzione si può costruire un futuro migliore per il paese, ci parla della sua lotta contro i talebani, portata avanti con coraggio rischiando ogni giorno la vita; ci racconta di sua madre, donna forte, coraggiosa e sempre pronta a sostenere le scelte del marito, anche quando significa andare contro al regime di terrore dei talebani. Ci parla di un padre orgoglioso di sua figlia, di una figlia femmina, del loro splendido rapporto e della loro lotta a favore dell’istruzione femminile. Malala ci parla anche dell’attentato al suo pullman di scuola, quando i talebani avevano deciso che era ora di toglierla di mezzo e, anche se era solo una ragazzina, non hanno esitato a spararle in faccia. Ma Malala è sopravvissuta alle pallottole, alle dure e delicate operazioni e ha avuto il sostegno di tutto il mondo. Ha fondato un’associazione, ha parlato all’ONU, è stata la più giovane candidata al premio Nobel per la pace e continua a portare avanti la sua coraggiosa lotta per il diritto delle ragazze e delle donne ad avere un’istruzione. L’attentato che l’ha coinvolta ha solo reso la sua voce ancora più potente. Quello che veramente ha colpito è che in tutto il libro Malala non si fa mai vanto di quello che fa, raccontando la sua storia con umiltà e semplicità, convinta che quello che ha fatto e che sta continuando a fare sia semplicemente necessario, un dovere nei confronti di tutte le bambine e le donne, e che per questo non debba essere premiata. Una delle frasi più belle di questa giovane e coraggiosa ragazza è: “Io sono Malala. Il mio mondo è cambiato, ma io no.

Questo film è la prova che se credi veramente in qualcosa puoi raggiungere il tuo obbiettivo. Malala ha avuto il coraggio di non sottostare alla volontà dei Talebani e di ribellarsi al suo destino e quello delle altre donne tutto questo anche grazie al padre che ha creduto in lei e che l’ha sostenuta aiutandola. Noi siamo fortunate perché possiamo esprimere le nostre idee senza correre alcun pericolo, infatti ci troviamo in un paese democratico dove c’è libertà di pensiero e parola. Sfortunatamente ci sono ancora nazioni dove la “Democrazia” non è arrivata e quindi il popolo si trova sottomesso e quindi le donne sono considerate ancora come oggetti.

Fantozzi, Malagesi 3F