venerdì 21 Febbraio 2020

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Tivoli II- Tivoli centro“- A. Baccelli”- a.s.2019/2020

Una pagina di storia del ‘900: Cimitero e monumento della memoria americana

“Sicili- Rome American Cemetery and Memorial”

“Tutti noi d’ora in avanti vivremo in pace terrena a mente di avere in debito con questi uomini che pagheremo ricordando con gratitudine il loro sacrificio e con l’alto obiettivo di mantenere viva la causa per la quale morirono“. Generale D.Eisenhover

Il giorno 24 aprile le classi terze della scuola secondaria di 1 grado si sono recate a visitare il Cimitero americano “Sicili-Rome American Cemetery and Memorial” a Nettuno. Questo luogo colpisce molto i visitatori  sia per le storie raccontate dalla guida, sia per le croci distribuite sul prato. Ebbe vita il 24 gennaio 1944 due giorni dopo lo sbarco degli americani sulle coste di Nettuno, dove avvenne lo sbarco di Anzio, anche se furono gli inglesi a sbarcare ad Anzio e non gli americani. Il cimitero si trova nella zona di avanzamento della 3 Divisione di fanteria americana. Al”inizio era un cimitero temporaneo, il monumento e il cimitero permanente furono completati il 7 luglio 1956 e coprono un area di 31 ettari. Qui sono stati sepolti una parte dei soldati americani che prestarono servizio e persero la vita durante la liberazione della Sicilia (dal 10 luglio al 17 agosto 1943), lo sbarco a Salerno ( 9 settembre 1943 ), le cruenti battaglie successive, lo sbarco ad Anzio e l’espansione della testa di ponte (dal 22 gennaio al maggio 1944) e nelle operazioni aeree e navali di supporto. Conclusasi la guerra, alle famiglie di ognuno dei caduti fu data la possibilità di rimpatriare le spoglie del proprio caro o confermare la sepoltura in uno dei due cimiteri oltreoceano curati dall’American Battle Monuments Comission. Alcuni hanno deciso di lasciare che i propri cari fossero sepolti a Nettuno con la speranza che qualcuno gli avrebbe ricordati, ed è quello che facciamo noi ogni giorni andando al cimitero. In questo cimitero sono presenti 7860 lapidi e 7738 croci. Inoltre ci sono 122 ebrei con sopra la lapide la stella di David e ci sono anche 30 coppie di fratelli, 23 dei quali sono sepolti accanto.Tutti i morti sono sepolti in ordine casuale per far capire che dopo la morte siamo tutti uguali. Tutte le lapidi sono fatte in marmo bianco di Lasa. In questo cimitero ci sono sepolte anche 16 donne. Tutte queste donne sono arruolate  come volontarie in guerra.

La guida ci ha raccontato una storia particolare, quella di Elizabeth J. Howren, morta a 24 anni in guerra. Questa donna era un’infermiera laureata e aveva un bel lavoro nell’Indiana, ma lei è voluta andare in guerra, perché pensava che il lavoro che faceva non era abbastanza. Il suo lavoro in campo militare era quello di fare l’infermiera sugli aeroplani, perché, molto spesso, quando dei soldati si ferivano sui campi di battaglia, se erano gravi, dovevano essere trasportati agli ospedali che erano molto lontani dal fronte, quindi si usavano questi aeroplani per trasportarli velocemente. La guida poi ci ha informato che nel maggio del 2015  è arrivato un signore con il figlio che ha chiesto informazioni su una tomba in particolare, quella di Elizabeth. ( Gli americani che vanno a vedere quelle tombe durante il viaggio sono silenziosi e osservano, ma davanti alla tombe cominciano a parlare, al contrario nostro, che ci ammutoliamo). Questo uomo era sposato con la figlia della sorella di Elizabeth. La sorella era ancora in vita ma non poteva affrontare questo viaggio visto la sua età, quindi aveva chiesto a lui di andare da Elizabeth e dirle che non l’aveva mai dimenticata e metterle una rosa. Questo signore poi ha raccontato che qualche anno dalla morte di Elizabeth la famiglia ha ricevuto una lettera. Questa lettera era stata scritta da una sua collega, del suo stesso battaglione, di nome Doroty. In questa lettera racconta che il giorno che è morta, il 24 Febbraio 1944, Elizabeth non era di turno ma la sua collega, Doroty, si sentiva male quindi Elizabeth si offri di prendere il suo posto. Quel giorno Elizabeth va, però è una giornata con molto vento e anche tanta pioggia quindi il pilota dell’aereo perde orientamento e si schianta su una montagna. Tutti i membri dell’equipaggio perdono la vita. Questa lettera di Doroty termina dicendo che lei si sente in colpa ma è anche molto grata visto che grazie a Elizabeth ha avuto una bella vita e anche una famiglia. Quindi Elizabeth non si è offerta volontaria una sola volta, ma due, mantenendo fede alla sua promessa.  Dopo Elizabeth, andando verso un altro croce, la guida ci ha fatto notare che su alcune lapidi c’era una scritta “Qui giace in onore della gloria un compagno in armi conosciuto solo da dio” sotto queste lapidi c’erano dei corpi che però non si sa di chi erano. Non si sapeva ldentità di queste persone perché non si era più ritrovata la loro targhetta con il nome. Dietro ad ogni croce c’è anche un numero, quello relativo alla targhetta che aveva il soldato. Durante il percorso per arrivare all’altra lapide si erano sentiti degli spari, la guida ha spiegato che li c’è anche un poligono di tiro dove provano le armi. Questa evento si può definire simbolico  perché li dove c’è il poligono sono sbarcati gli americani. La storia che abbiamo sentito dopo era quella di Robert T. Waugh. La sua croce ha la scritta d’oro perché aveva una medaglia d’onore. In questo cimitero ci sono due medaglie d’onore, quella di Robert e quella di SilvesterAntolak.

Robert è morto il 19 maggio del 1944, ma la medaglia d’onore l’aveva ricevuta qualche giorno prima. L’11 maggio del 1944 Robert stava con il suo plotone, aveva i suoi uomini, e stava sulla linea che è stata chiamata la Linea Gustav che separava a quei tempi l’Italia e che non doveva far arrivare gli americani a Roma. Robert quel giorno stava su quella linea, e aveva una missione, lui e il suo plotone dovevano prendere due buncker nemici, però prima di arrivare da questi nemici c’era un grandissimo campo minato che Robert attraversa da solo, per vedere se c’erano pericoli, e poi fa passare il suo plotone. Una volta passati inizia la missione vera e propria, prendere i buncker e le casematte. Robert per prendere i tedeschi dentro queste casematte inventa una tecnica: si avvicina alle costruzioni lanciando dentro delle granate al fosforo all’interno, che rilasciavano il fosforo e facevano venire la voglia ai tedeschi di uscire fuori per riusciure a respirare e quando uscivano venivano catturati. In un giorno, con questa tecnica, riesce a prendere 6 casematte da solo. Due giorni dopo fa la stessa operazione. In una settimana di attacchi lui riesce a prendere 6 casematte, 2 buncker e catturare 25 tedeschi e far si che nessuno dei suoi uomini venga ucciso. Robert mori a 27 anni mentre stava guidando il suoi uomini verso un altra azione. Venne colpito a morte da una mitragliatrice tedesca. Per quello che ha fatto gli venne data la medaglia d’onore.
Dopo aver sentito questa storia la guida ci ha parlato di una statua che raffigurano due uomini senza maglietta che hanno di diverso i capelli, la cintura e le medagliette al collo. L’uomo a sinistra è un soldato quindi rappresenta l’esercito americano, quello a destra, invece, è un marinaio e quindi rappresenta la marina. La statua si chiama “Dei fratelli in armi” e ci vuole ricordare due cose: la fratellanza tra l’esercito e la marina, quindi il fatto che tutti hanno avuto un ruolo fondamentale e che non si poteva fare niente senza una delle due parti; l’altro motivo per cui è importante è che tra i 7860 morti ci sono anche dei fratelli di sangue, 30 coppie, 30 famiglie che hanno perso più di un figlio.
Dopo aver visto la statua siamo andati in una specie di cappella piena di nomi. Questa cappella è piena di nomi di persone di cui non si sono ritrovati i corpi. Sulle pareti della cappella ci sono impressi n.3095 nomi. Vicino ad alcuni nomi ci sono delle roselline in bronzo, che stanno ad indicare che i corpi sono stati ritovati. Al momento ce ne sono solo 12, ma anche al giorno d’oggi le ricerche continuano. L’ultima tappa è stato il museo. Li si può assistere a un video sui soldati americani nella seconda guerra mondiale e  leggere delle storie di altri soldati ai tempi della guerra. Questa gita è stata bellissima. In quel cimitero ci siamo commossi tutti. Tutte quelle storie, tutti i fatti, ci hanno affascinato moltissimo. Questa è stata una delle poche gite in cui abbiamo anche pianto. Sentire tutto il dolore, e tutte le storie di queste meravigliose persone che hanno combattuto per il nostro futuro è stato emozionante e travolgente. La guida è stata bravissima e si vedeva che amava il suo lavoro e che anche lei adora raccontare queste vicende, si vedeva la passione. Questa è stata un esperienza che consigliamo a tutti.

Avadanei, Mancini 3F