venerdì 21 Febbraio 2020

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Tivoli II- Tivoli centro“- A. Baccelli”- a.s.2019/2020

Roma capitale barocca

Una passeggiata tra le opere dei grandi artisti del Barocco Romano

Il 5 aprile le classi IIB e IIF si sono recate a Roma, per visitare alcuni tra i monumenti più significativi dell’arte barocca.
Nelle settimane precedenti l’uscita le professoresse di arte e italiano ci hanno fatto realizzare delle presentazioni in Power Point su ognuna delle opere previste nel percorso di visita. Queste presentazioni sono state esposte in classe e le informazioni sono poi state ricordate davanti ai monumenti durante l’uscita.
La nostra prima tappa è stata la chiesa di Santa Maria della Vittoria, che ospita l’estasi di Santa Teresa, del Bernini,  rappresentata mentre è in estasi, ossia mentre prova il dolore della passione di Cristo. Ai lati sono scolpiti dei palchetti come a teatro, dove sono rappresentati in alto rilievo i committenti dell’opera.
Poi abbiamo proseguito per le Quattro Fontane, che si trovano all’incrocio tra via Venti Settembre e via del Quirinale; costruite per volere di Sisto V servivano per monumentalizzare l’acquedotto Felice, che approvvigionava i sette colli. Esse rappresentano due dee e due fiumi, ognuno contraddistinto da un animale: l’Arno (leone), il Tevere (lupa), Giunone (cigno) e Artemide (cane).
Adiacente alla fontana del Tevere è la chiesa di S. Carlino, realizzata da Borromini, dove abbiamo potuto già osservare alcune caratteristiche dello stile barocco: infatti essa presenta una decorazione bianca e dorata; inoltre la facciata già inizia ad acquisire un movimento ondulatorio, per via delle linee curve.
Dopo S. Carlino siamo giunti a Sant’Andrea. La chiesa, progettata da Bernini e posta davanti alla Manica Lunga del Quirinale, a  causa della sua forma sembra abbracciarlo. La pianta si estende più in largo che in lungo, perciò dà un senso di dilatazione e proietta lo sguardo verso l’altare maggiore, dove è presente un dipinto del Baciccia raffigurante la crocifissione di Sant’Andrea. Invece, per quanto riguarda il soffitto, esso è molto sfarzoso per via delle decorazioni in oro e delle numerose statue in marmo.
Per raggiungere, poi,  la fontana di Trevi, abbiamo dovuto proseguire fino a piazza del Quirinale dove abbiamo potuto ammirare  la loggia realizzata dal Bernini, da cui si affacciava il Papa e da cui oggi si affaccia il presidente della Repubblica, la splendida vista su S.Pietro.
L’ultima tappa prima della pausa pranzo è stata la fontana di Trevi, alimentata dall’acquedotto Virgo e costruita dall’architetto Nicola Salvi per volere di papa Clemente XVI. La fontana rappresenta il mare, infatti al centro è presente il Dio Oceano sopra una una conchiglia trainata da due cavalli, uno agitato e uno calmo per rappresentare gli stati del mare, trainati a loro volta da due tritoni.
Finito di mangiare, un po’ appesantiti, abbiamo ripreso il cammino verso Sant’Ignazio di Loyola, situata sull’omonima piazza, dove abbiamo potuto osservare una splendida quadratura di Andrea Pozzo, raffigurante la gloria di Sant’Ignazio che viene illuminato da Cristo che a sua volta illumina i quattro angoli del soffitto, che corrispondono ai quattro continenti allora conosciuti. Invece, per quanto riguarda l’esterno, la cosa che ci ha colpiti di più era la maestosità della facciata. Però il progetto della chiesa non è stato interamente realizzato: infatti era prevista anche una cupola che invece, per motivi di illuminazione degli edifici attorno, è stata cancellata dal progetto e riprodotta all’interno in un dipinto realizzato in modo tale da ingannare l’occhio e dare l’impressione di una vera cupola.
L’unico monumento del nostro percorso che non era barocco e che abbiamo visitato dopo s. Ignazio è stato il Pantheon, che era un antico tempio romano e oggi è una chiesa molto importante anche perché ospita le tombe di Raffaello, di Vittorio Emanuele II,  Umberto I e Margherita di Savoia, ma non solo: l’edificio presenta infatti una delle più grandi cupole autoreggenti del mondo.
Dopo il Pantheon abbiamo raggiunto S. Luigi dei Francesi, importante poiché ospita tre dipinti di Caravaggio riguardanti S.Matteo, conservati tutti e tre nella cappella Contarelli. Il primo dipinto, ossia la Vocazione di S.Matteo, lo ritrae seduto dentro una bisca mentre sta giocando d’azzardo e viene illuminato da Gesù: questo avvenimento lo farà diventare apostolo. L’evento si collega al quadro successivo, ossia S.Matteo e l’Angelo, dove il Santo viene raffigurato ormai anziano, mentre scrive il vangelo, inserendo le frasi che gli ispira l’Angelo situato dietro di lui. Però il suo destino è quello del martirio: infatti l’ultimo dipinto raffigura S.Matteo all’interno di una chiesa, riverso a terra in fin di vita, mentre il suo uccisore gli blocca la mano. In questo dipinto il Caravaggio si fa un autoritratto in un personaggio sullo sfondo, che guarda triste la scena, ma non interviene, perché si raffigura come nella vita reale: un vigliacco peccatore.
Siamo andati poi verso Sant’Ivo alla Sapienza, dove ci siamo soffermati all’interno del cortile dell’antica università per ammirare la cupola a spirale disegnata da Borromini.
La terzultima e la penultima tappa, ossia Sant’Agnese e la fontana dei Quattro Fiumi, sono collegate da una leggenda sulla rivalità tra i due maggiori interpreti del Barocco romano: infatti si dice che il Rio della Plata, scolpito dal Bernini, abbia il braccio proteso e la mano rivolta verso la chiesa del Borromini come per ripararsi dal crollo della facciata dell’edificio, che si distingue per via della presenza di due campanili al posto del classico campanile singolo.
Dopo Sant’Agnese ci siamo diretti a Sant’Agostino, chiesa importante perché ospita un dipinto del Caravaggio raffigurante la Madonna che appare a due pellegrini che hanno affrontato un lungo viaggio ed hanno perciò i piedi gonfi e sporchi, simbolo della semplicità della Chiesa. Così la gita si è conclusa, con la visita di Sant’Agostino.
Nei giorni successivi abbiamo tutti riferito quest’esperienza in una relazione; però io  ho deciso di scrivere anche un articolo sull’uscita e di pubblicarlo sul giornalino on-line, per tenere sempre in mente il ricordo di questa splendida gita.

Lorenzo Rossi II F