venerdì 21 Febbraio 2020

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Tivoli II- Tivoli centro“- A. Baccelli”- a.s.2019/2020

“Welfare”

I servizi dello Stato che aiutano le fasce più deboli della società

Il welfare, dall’inglese “benessere”è una caratteristica dei moderni Stati di diritto. In particolare si parla di welfare state (“Stato del benessere”) per indicare l’insieme dei servizi pubblici che aiutano a sostenere le fasce sociali più deboli e a fornire loro servizi che altrimenti non potrebbero permettersi. I servizi che vengono garantiti dal welfare sono i seguenti: i servizi pubblici essenziali come l’istruzione, la sanità e i trasporti che hanno effetti positivi non solo per chi ne fruisce direttamente, ma per l’intera collettività. Non v’è dubbio, infatti, che sia vantaggioso per tutti vivere in un Paese culturalmente preparato, mediamente sano, dotato di una buona viabilità e di trasporti efficienti; gli assegni di povertà, di invalidità e di disoccupazione, che danno un aiuto economico a chi non ha redditi sufficienti, a chi è malato o a chi non ha un lavoro. I servizi di welfare consentono a chiunque di partecipare alla vita sociale, come prevede l’art. 3 della Costituzione italiana, secondo cui “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. La prima forma di welfare venne introdotta nel 160  in Inghilterra dalla regina Elisabetta I con le leggi sui poveri (Poor Laws), che prevedevano un aiuto economico per chi non aveva redditi e per le famiglie che avevano perso il capofamiglia in guerra. Le leggi sui poveri furono approvate nuovamente in Inghilterra nel 1834 e prevedevano le workhouses, ossia le abitazioni a favore dei cittadini lavoratori più poveri. Il welfare è molto costoso e viene finanziato con le tasse pagate dai cittadini. In alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, lo Stato si limita a fare il minimo indispensabile e i cittadini pagano meno tasse. Se si pagano meno tasse ci sono meno servizi sociali ma i cittadini hanno più soldi da spendere, se invece si pagano molte tasse i cittadini possono avere più servizi (ad esempio assegni per maternità, asili nido gratuiti ecc.), come in Olanda, in Germania e in Francia. In Italia l’evasione fiscale (cioè le persone che non pagano regolarmente le tasse) è di circa 120 miliardi di euro l’anno, circa 2.000 euro a persona all’anno. I servizi sociali, pertanto, sono spesso scadenti. Soltanto se ci sarà un cambiamento di mentalità di tutti riusciremo a migliorare il nostro welfare. Il sociologo danese Esping-Andersen , in “The three worlds of welfare capitalism” (2005) , ha introdotto una classificazione dei diversi sistemi di welfare:

  • regime liberale: i servizi pubblici non vengono forniti a tutti ma solamente a chi è povero di risorse economiche, ossia a chi è in “stato di bisogno”. È il sistema dei paesi anglosassoni come  Gran Bretagna e Stati Uniti;
  • regime conservatore, dove i servizi vengono erogati soltanto se i cittadini non riescono, con il lavoro, a soddisfare i propri bisogni. È il sistema italiano;
  • regime socialdemocratico: è il modello universalistico, dove i servizi scolastici, sanitari ecc. vengono offerti a tutti i cittadini senza nessuna differenza, per garantire a tutti una qualità della vita dignitosa. Tale modello è tipico degli Stati dell’Europa del nord;
  • commonfare: è il welfare dei beni comuni (common), che prevede la concessione di un reddito minimo garantito  a tutti i cittadini.

 

Gabriele Di Pirro, Matteo Borghi 1F