venerdì 21 Febbraio 2020

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Tivoli II- Tivoli centro“- A. Baccelli”- a.s.2019/2020

Il “dono” della dinastia Dupancheng

Marinette Dupancheng era una ragazza solare, ma con un “dono” nell’essere nata una iettatrice, ovvero una persona che porta sfiga a tutti meno che a se stessa.
Era molto dolce e simpatica ma per il suo problema nessuno la voleva vicino.
Marinette era anche molto bella ma un po’ buffa: i capelli erano blu oltremare (in realtà li tingeva); gli occhi verde prato e si vestiva sempre con colori sgargianti (il che era opposto al carattere). Il suo volto mostrava, ogni volta che rideva, grandi fossette che parevano ammassi di terra scavati e poi riempiti.
Il suo migliore amico era Alberto Tomba con il quale non giocava mai perché bara.
Pur avendo questo suo problema, a scuola andava piuttosto bene. La sua materia preferita era storia , ne era talmente tanto appassionata che leggeva articoli del tipo “Hanno ritrovato i resti di Napoleone, non tutti ma Bonaparte”.
Andava molto bene anche in geografia: era innamorata dell’America che ora
è molto fredda perché è stata scoperta.
Il suo animale preferito era il cane, infatti ne aveva uno chiamato Chak,
quando chiami Chak si gira.

La sua sfiga era colossale: appena saluta qualcuno accade una disgrazia; come per esempio quella volta che salutò la famiglia del suo amico e quest’ultima cadde in un burrone (il quale non esisteva fino a cinque
minuti prima).

Marinette era una donna di chiesa; il suo parroco amava andare
sull’altalena, si chiamava Don Dolando.

Crescendo, Marinette divenne una musicista ed infatti suo figlio lo chiamò Mozart, non era un bel nome, ma suonava bene.
Marinette aveva bisogno però di un ulteriore lavoro poiché, come musicista,
non incassava molto. Inviò il curriculum a molte fabbriche, ma nessuno la voleva per il suo particolare problema. CosÏ decise di aprire lei stessa una ditta che portava sfiga alle persone su ordinazione (per esempio se un alunno non voleva fare una verifica bastava che pagasse Marinette e lei gli avrebbe portato sfiga a tal punto che non avrebbe compiuto la verifica). Con questo nuovo lavoro guadagnò un sacco di soldi, contemporaneamente, il figlio crescendo, scoprì, invece, il dono di portare fortuna a tutti meno che a se stesso. Chiunque lo ingaggiava sperando nel successo, ma lui venne, dalla sfortuna della madre, investito a soli vent’anni della sua vita; quindi la iella (sfortuna) sarebbe rimasta finché, tristemente, Marinette non sarebbe morta.

Baiocco V., De Angelis E., De Luca S., Iammancini V., Rocchi A.

classe 2B