venerdì 21 Febbraio 2020

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Tivoli II- Tivoli centro“- A. Baccelli”- a.s.2019/2020

Il falco e il conquistador

Il rumore degli zoccoli che colpivano il terreno riecheggiava nella foresta: grandi uomini con un particolare abbigliamento trottavano sui cavalli, spostando le fronde che ostacolavano il passaggio.Eccoli, i conquistadores alla ricerca di nuovi popoli da colonizzare.
Appena usciti dalla foresta si ritrovarono faccia a faccia con gli Aztechi che alla loro vista accorsero in gruppo e si inchinarono. Esatto, si inchinarono davanti a quelli che loro credevano fosse il dio Quetzalcóatl signore della terra e del cielo. Ignari di chi fossero veramente, si prostrarono tutti, tranne uno; lui era Falco, ragazzo azteco, brillante al pari del popolo al quale apparteneva.
In Falco, quando vide quegli uomini si accese una scintilla, un bagliore che gli consigliò di scappare e lui senza pensarci due volte seguì la sua idea e fuggì. Ripensò alle profezie che aveva ascoltato dai suoi antenati e capì che quelle persone non avevano niente a che fare con il loro dio. Quando Falco scappò, il conquistador Rodrigo se ne accorse e con la speranza che lo conducesse nel villaggio, lo inseguì. Il ragazzo, correndo, entrò nella foresta e spostando ed evitando le grandi fronde, arrivò in una tana tra le rocce dove si trovava il suo fedele amico, il puma Bufera e una volta arrivato allungando la mano verso il suo muso lo svegliò e velocemente salì sul suo dorso iniziando a fuggire. Rodrigo a cavallo cercò di rincorrerli, inconsapevole di dirigersi verso la trappola, che Falco aveva preparato il giorno prima per catturare animali. Il conquistador, proprio quando arrivò davanti alla trappola, sentì delle fronde muoversi, cercò di fermare il cavallo che improvvisamente scalciò e fece partire un colpo di fucile facendo spaventare tutti gli uccelli che volarono in massa e alcune scimmie che si avventarono sull’uomo provocandogli varie ferite.
Falco e Bufera, avvertito il colpo e pensando che qualche uomo fosse stato colpito, decisero di tornare indietro e così trovarono Rodrigo a terra ferito. Il ragazzo, preso dalla pietà, decise di mettere in pratica l’arte della medicina naturale insegnatagli da suo nonno e dopo aver cercato alcune foglie, prese le lacrime degli alberi (per noi lattice) e creò un unguento che applicò sulle ferite dell’uomo, lasciandolo riposare. Qualche ora dopo, Rodrigo si svegliò, era stordito, ma stava meglio e vide vicino a sé quel ragazzo che lo aveva aiutato e che ora dormiva. Lo lasciò riposare, salì sul suo cavallo e piano piano tornò indietro chiedendo ai suoi compagni di non schiavizzare e maltrattare quel popolo. I conquistadores erano ancora nel pieno dei riti aztechi, così decisero di andare via alla ricerca di altri villaggi. Gli aztechi festeggiarono così il loro passaggio e ignari dell’accaduto rimasero convinti che il loro dio fosse passato nel loro villaggio per incontrarli.

                                                                           
Tommaso Arcangeli classe IC